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1
- Premessa
Acquisire
una lingua straniera secondo un principio di "piacere" e non
di "dovere", mantenendo e sviluppando il senso del gioco e della
scoperta: è questo, in estrema sintesi, l'ideale di ogni studente,
non solo di lingua straniera. E' certo che la sua motivazione personale
iniziale ha un grosso peso nella riuscita futura del progetto di acquisizione.
Ma è altrettanto certo che questa motivazione, se non è
adeguatamente incoraggiata, sostenuta e alimentata, appassisce.
Ma cos'è che rende piacevole lo studio? Da questa domanda, e dall'aver
riscontrato negli studi di Losanov una possibile - anche se parziale -
risposta, è nato il progetto di sperimentare alcuni elementi del
metodo suggestopedico, che a nostro avviso possono felicemente integrarsi
con un metodo di insegnamento comunicativo. E' importante che la comunicazione
avvenga anche a livello non verbale, per sviluppare in quantità
e qualità gli stimoli da dare agli studenti e per rendere più
fecondo il processo di acquisizione.
Piacere e assenza di tensione, attività didattiche variate, coinvolgenti,
che arricchiscono ed esaltano l'individualità dello studente, fanno
della pratica didattica quotidiana un'interazione in grado di produrre
risultati altamente positivi.
Questo breve studio si basa sulle osservazioni condotte nell'ambito di
corsi di italiano per stranieri tenuti nel 1994-1995 presso l'Università
per Stranieri di Siena e si propone come contributo per una migliore,
più piacevole e più rapida acquisizione di una lingua straniera.
L'obiettivo è stato perseguito introducendo nella pratica didattica
degli elementi tratti dalle esperienze di Losanov per osservare le reazioni
degli studenti e il loro livello di apprendimento. L'osservazione è
stata condotta, per il momento, nell'ambito di due diversi corsi di lingua
italiana per stranieri tenuti presso l'Università per Stranieri
di Siena, e non ha mancato di dare dei risultati che sono, a nostro avviso,
significativi.
Abbiamo cercato di sperimentare tecniche che si ispirano ai principi fondamentali
della suggestopedia:
- interazione di tipo suggestivo - cioè a livello non solo razionale,
ma anche affettivo ed inconscio - tra docente e discente, che favorisce
l'apprendimento
- piacere e assenza di tensione contro stanchezza e timore
- pari importanza e considerazione nei confronti della ricezione cosciente
e inconscia (Losanov, 1983).
2
- L'importanza di un ambiente piacevole
L'ambiente
ha una propria specifica funzione nel favorire una forma rilassata dell'apprendimento:
i fattori suggestopedici non si riferiscono soltanto all'insegnamento,
ma si estendono anche al locale in cui si svolge il corso ed ai mezzi
di insegnamento (Losanov, 1983). Anche nella vita quotidiana la maggior
parte degli oggetti possiede un carattere simbolico-associativo: vengono
riconosciuti a livello conscio come parte di un determinato ambiente,
mentre a livello inconscio se ne determina la gradevolezza. L'accettazione
o il rifiuto di un certo "habitat" è in relazione anche
con le esperienze che il soggetto ha avuto in situazioni analoghe e che
spesso sfuggono a una conoscenza personale relativamente poco approfondita
del soggetto come sempre accade in questi casi.
Tuttavia esistono degli stereotipi ambientali che possono essere cambiati,
determinando un miglioramento nella percezione dell'ambiente aula. Oggi
nessuno si sognerebbe di usare banchi di legno scuro dal piano inclinato
disposti in file parallele, che oltre ad essere poco pratici richiamano
immediatamente l'immagine di un vecchio collegio dove si impartisce un'educazione
rigida con metodi antiquati e professori inflessibili.
Questo è solo un piccolo esempio per dimostrare che l'attenzione
per la disposizione di un'aula e dell'arredamento che la compone non risponde
a considerazioni puramente estetiche.
Un ambiente spazioso, luminoso, che contiene tutti gli apparati tecnici
utili allo svolgimento delle lezioni disposti razionalmente e perfettamente
funzionanti offre un'immagine positiva e rassicurante.
E' essenziale che le aule siano ben areate, ben riscaldate nelle giornate
fredde e non troppo calde in estate. La mancanza di ossigeno dà
un senso di oppressione e di torpore. Il freddo crea un tipo di disagio
che si trasforma in una sorta di "rattrappimento" anche psicologico;
il caldo può generare reazioni di insofferenza e agisce concretamente
sul fisico e sul morale di una persona, poiché tende a far abbassare
la pressione arteriosa riducendo - o addirittura annullando - la capacità
di concentrazione.
Le sedie dovrebbero essere disposte a un semicerchio: in questo modo tutti
gli studenti hanno modo di guardarsi e di vedere bene l'insegnante. La
sedia dell'insegnante deve essere un po' distante dalle altre in modo
da permettere a lui di vedere bene ogni studente e a ogni studente di
vederlo e sentirlo bene (Losanov, 1983). Attenzione a non sedersi troppo
vicino agli studenti, per non invadere la loro zona intima, ma neppure
troppo lontano, per non dare l'impressione di un distacco che certo non
favorisce la comunicazione (Birkenbihl, 1993). Una disposizione a semicerchio
al posto di quella "a schiere" offre un senso di maggiore coesione
e permette spostamenti più rapidi e facili nel caso in cui si richieda
un lavoro a piccoli gruppi.
La disposizione delle sedie descritta è particolarmente indicata
quando si hanno classi poco numerose . La posizione rotondeggiante dei
posti dà un senso di armonia e richiama l'idea di una catena: lo
studente è membro di un circolo che ha come punto di riferimento
l'insegnante, in posizione "con" gli studenti e non "opposto"
ad essi.
Sarebbe opportuno avere a disposizione immagini e poster sull'Italia,
che caratterizzino l'ambiente e che possano far superare il senso di estraneità
ad esso, oltre ad una grande carta geografica.
E' consigliabile che le cassette audio e video siano predisposte in modo
da partire esattamente dal punto previsto dall'insegnante, e che sia facile,
tornando indietro, ritrovarlo, per evitare i tempi morti che possono generare
impazienza e calo nella concentrazione.
3 - Nei panni di Pigmalione
Numerosi
studi hanno recentemente confermato che l'atteggiamento interiore, quello
autentico di un individuo trapela sempre all'esterno. Ognuno, a livello
inconscio, analizza il linguaggio del corpo e il tono della voce degli
altri individui traendo preziose informazioni sulle loro intenzioni, sulla
loro personalità e sull'atteggiamento autentico che hanno verso
di noi (Birkenbihl, 1993).
L'effetto Pigmalione, che vale anche per gli studenti adulti, si basa
su un concetto: l'idea che una persona ha di un'altra si trasmette a questa,
anche se non viene formulata verbalmente. La forza e la qualità
delle aspettative che nutriamo verso un'altra persona è in grado
di influenzare il suo comportamento: gli psicologi definiscono questo
fenomeno come "l'avverarsi della profezia". Se accettiamo il
concetto che un insegnante si fa un'idea ben precisa del suo allievo,
e per estensione della sua classe, plasmandoli in base a questo pre-giudizio,
è facile immaginare l'importanza di profezie e aspettative di segno
positivo sulla riuscita degli studenti all'interno del processo di apprendimento.
Le aspettative di un'insegnante si trasmettono in tre diversi modi:
- attraverso il linguaggio corporeo;
- attraverso la voce;
- attraverso il metodo di insegnamento (Rosenthal, 1976).
Le persone che hanno aspettative positive nei confronti dei loro studenti
riescono a creare un clima socio-emotivo più caldo intorno a loro,
danno maggiore retroazione (feedback) circa la qualità delle loro
prestazioni, sembrano accordare più informazioni (input) e aspettarsi
maggiori risultati, oltre ad accordare loro più opportunità
di domande e risposte (output). Secondo gli esperimenti di Rosenthal,
gli insegnanti che sono convinti di avere di fronte un buon allievo gli
sorridono con maggiore frequenza, fanno movimenti di approvazione con
la testa, si chinano su di lui e lo guardano più a lungo negli
occhi, esprimendosi anche con un linguaggio del corpo positivo. Sono più
portati a lodare lo studente, a correggerne gli errori senza assumere
un atteggiamento critico, e stimolano maggiormente a dare risposte dando
compiti più impegnativi. In sostanza, un docente che crede di avere
a che fare con degli studenti dotati insegna di più e meglio. (Rosenthal,
1976).
Per migliorare la qualità della didattica si può pensare
di indirizzare e utilizzare consapevolmente l'effetto Pigmalione. Per
un'insegnante motivato, che mantiene intatta la freschezza dell'entusiasmo
verso la professione e la curiosità verso gli studenti e la classe
che gli verrà assegnata, non sarà difficile autoconvincersi
che presto avrà di fronte una classe con individui pieni di potenzialità
da far emergere.
L'utilizzo consapevole dell'effetto Pigmalione (Rosenthal-Jacobsen, 1976)
serve all'insegnante a comunicare agli studenti in modo conscio, ma soprattutto
non verbale, che è convinto della loro riuscita. Questo implica
che per ottenere risultati migliori dalle tecniche adottate, l'insegnante
deve cambiare atteggiamento mentale. Ogni genitore sa che le acquisizioni
più importanti e più stabili dei bambini non derivano da
ciò che gli adulti dicono, ma da ciò che fanno, dal loro
comportamento, dal loro modo di affrontare la vita e di rapportarsi con
l'ambiente che li circonda. L'esempio dato da un genitore o da una figura
parentale forte si imprime in maniera indelebile e spesso inconscia nel
figlio, determinandone in molti casi comportamenti e atteggiamenti futuri.
Non esiste comunicazione senza partecipazione. La conoscenza e l'utilizzazione
di teorie e strategie didattiche da sole non bastano: potremmo dire che
stanno nello stesso rapporto che esiste, per esempio, tra una foto e la
tecnica fotografica usata per realizzarla. Quest'ultima risulta indispensabile
non solo per realizzare una "bella" immagine, ma anche per veicolare
l'espressione creativa dell'autore. Per contro, nessuna tecnica, nemmeno
la più sofisticata, trasforma una foto in un capolavoro se chi
fa "clic" non ha niente di personale da dire.
L'esempio citato non vuole sottintendere un approccio "spontaneistico"
all'insegnamento, ma la necessità che l'insegnante sia partecipe,
anche emotivamente, del processo di acquisizione dei propri studenti.
Se la motivazione dell'allievo non trova adeguato riscontro in quella,
complementare, dell'insegnante, è destinata ad affievolirsi. Il
processo è anche inverso, con un'importante variabile in più:
l'insegnante deve avere a disposizione un bagaglio formativo di strumenti
che gli permetta di fare in modo di suscitare e mantenere elevata, in
maniera consapevole, la motivazione: deve divenire consapevolmente un
modello per i propri studenti. Ciò non significa che debba ammantarsi
di perfezione: sarebbe un atteggiamento controproducente, prima ancora
che sciocco e presuntuoso. E' importante che sia una persona equilibrata,
motivata, che abbia fiducia in sé stessa e nelle proprie capacità,
e che sia in grado di trasmettere questi sentimenti proiettandoli sugli
studenti. L'analisi transazionale insiste molto sul concetto "io
sono ok e anche tu sei ok" (Stewart-Joines, 1990). Questo è,
a nostro avviso, il primo passo perché si produca l' "effetto
Pigmalione" definito dal metodo suggestopedico. Un insegnante che
ha una fiducia autentica nelle capacità potenziali che i propri
studenti sono in grado di esprimere durante il corso, e che riesce a far
percepire questa sua convinzione, riesce ad ottenere risultati sicuramente
migliori di un insegnante che, pur facendo coscenziosamente "il proprio
dovere", cova segretamente la convinzione di avere di fronte un gruppo
scarsamente motivato e dalle capacità di apprendimento mediocri.
Provare e manifestare sincero interesse per le idee dei propri studenti,
per la loro cultura, per il loro modo di vivere e per la cultura del loro
Paese; provare e manifestare soddisfazione per i loro progressi, anche
minimi, non è piaggeria, né esercizio di "bontà"
e umana comprensione: ma un potente motore in grado di suscitare entusiasmo,
partecipazione e motivazione.
Saper insegnare è anche saper ascoltare: abbandonare il ruolo stereotipato
dell'insegnante-showman che deve parlare continuamente, non si sa se per
impiegare il tempo o stupire la classe con gli "effetti speciali"
della sua competenza. Ascoltare, stimolare al dialogo, significa far liberare,
dopo averci creduto, o meglio, perché ci si crede, le potenzialità
linguistiche - ma non solo - degli studenti. L'insegnante, non più
costretto a un monologo "amletico" sulle forme del verbo essere
e simili, diventa il regista della comunicazione, di cui ogni singolo
studente è protagonista.
4 - Segnali del corpo
I segnali
del corpo dovranno essere orientati in modo da dare una sensazione di
disponibilità e di apertura: movimenti ampi e sciolti, busto eretto
e leggermente proteso verso gli interlocutori, sguardo tranquillo, attento
e diretto. Bisogna usare generosamente i segnali anche non verbali di
incoraggiamento, annuendo, sorridendo, muovendo le mani per sottolineare
la correttezza di una risposta o di una frase, correggendo gli errori
ripetendo chiaramente la forma corretta, senza dimostrare di darvi tanto
peso.
Purtroppo alcuni insegnanti non sanno resistere alla tentazione di dimostrarsi
"bravi", facendo pesare gli inevitabili errori agli studenti:
credono in tal modo di fare il proprio "dovere", senza rendersi
conto delle conseguenze che può avere sulla motivazione una correzione
improntata sulla critica. Questi docenti pur accettando, a livello conscio,
l'errore, si sentono irritati e frustrati a livello inconscio da una performance
non corretta, specie quando questa avviene dopo che sono già state
effettuate correzioni e sono già stati dati chiarimenti sul tema,
e reagiscono, con un irrigidimento nella postura, con un cambiamento nel
tono della voce o dell'espressione del viso, oppure con un movimento brusco
del corpo o delle mani: tutti comportamenti che sarebbe meglio evitare.
Siamo d'accordo con Losanov quando afferma che l'insegnante deve avere
tre caratteristiche fondamentali: dinamismo, spontaneità, delicatezza
(Losanov, 1983). Nella maggior parte dei casi, queste sono espresse a
livello non verbale da alcuni atteggiamenti dell'insegnante. Si può
imparare, almeno fino a un certo punto, a conoscere e quindi a controllare
e usare i movimenti del proprio corpo senza risultare artificiosi (Lowen,
1978).
A livello non verbale, si esprime dinamismo con gesti piuttosto ampi e
rapidi, che è consigliabile usare soprattutto al momento di entrare
in classe. Un atteggiamento vivace e sorridente permette di "dare
la sveglia" anche a chi, in quel momento, è stanco o svogliato;
funziona come tonico per tutta la classe e permette di attivare subito
la comunicazione, anche attraverso la formulazione di semplici domande
del tipo: "come va?" o "cosa avete fatto ieri?".
Nell'insegnante è importante anche il timbro della voce, la chiarezza
dell'articolazione, il senso artistico: tutto questo permette di dare
un'immagine di sé gradevole e armoniosa (Losanov, 1983). Con una
piccola anticipazione sul ruolo della musica e della melodia nel processo
di apprendimento di una lingua straniera, possiamo dire che probabilmente
un corso di dizione e l'abitudine al canto, due attività che presuppongono
il controllo e la modulazione delle espressioni vocali sarebbero molto
utili a un insegnante per migliorare la musicalità del proprio
discorso, senza imporsi di togliere eventuali lievi inflessioni regionali,
a discapito dell'autenticità del modello linguistico.
5 - Quando Mozart entra in classe
Per indurre
negli studenti uno stato di assenza di tensione e nello stesso tempo immergerli
in un' "atmosfera" percepibile come "italiana", è
consigliabile l'ascolto di autori di musica barocca italiana o, in generale,
di musica barocca, come per esempio mozart, che oltre ad essere universalmente
conosciuto ha molte influenze italiane e rappresenta, nelle sue opere,
quella perfezione formale che rende la musica rilassante e di gradevole
ascolto.
Alcuni studenti non mancano di esprimere apertamente il proprio gradimento
per l'utilizzo della musica, che è visto da molti come innovativo
all'interno di un corso di lingua. Anche quando il commento positivo non
è così esplicito, è interessante osservare l'espressione
gradevolmente sorpresa degli studenti che si trovano per la prima volta
a lavorare con una musica di sottofondo, che si scioglie poi in un aperto
sorriso di approvazione rivolto all'insegnante. Successivamente, le espressioni
di apprezzamento si ripetono quando lo studente riconosce una melodia
che gli è familiare o particolarmente gradita.
Le musiche scelte per l'ascolto in classe devono essere melodiose, armoniose,
capaci di suscitare emozioni. Nei corsi suggestopedici di lingue straniere
si fa un uso prevalente dei classici viennesi - Haydn, Mozart e Beethoven
- e dei classici romantici. E' statto dimostrato in maniera inconfutabile,
attraverso numerosi esperimenti svolti nell'Istituto scientifico di suggestologia,
che l'arte classica crea le condizioni più favorevoli per raggiungere
gli obiettivi della suggestopedia, che si propone di valorizzare tutto
il complesso delle riserve dell'individuo nelle condizioni dello psicorilassamento-concentrazione
(Losanov, 1983).
L'utilizzazione pratica della musica è avvenuta, nel nostro caso,
oltre che nel laboratorio linguistico, attraverso l'ascolto, la comprensione
e le attività didattiche svolte su canzoni italiane (Murphey, 1991),
anche nei momenti di silenzio in classe, come sottofondo per l'attività
intellettuale degli studenti. Durante l'effettuazione di un test linguistico
scritto la musica è in grado di attenuare l'ansia, producendo un
rilassamento che favorisce la concentrazione e migliora il rendimento
sia individuale che collettivo.
Alcune melodie possono fare da sfondo anche ad attività di gruppo
nella costruzione di dialoghi o nella raccolta ed elaborazione di idee
per una successiva esposizione orale. La musica, inoltre, può essere
usata, come già indicato da Losanov, come sottofondo per un dettato:
flettendo opportunamente la voce durante la lettura secondo la frase musicale,
l'insegnante articola ogni parola in maniera chiara, così da mettere
foneticamente in rilievo, con l'ausilio della melodia, ogni parola.
Questa operazione richiede una preparazione preliminare da parte del docente,
che deve saper controllare il ritmo del proprio respiro e parlare con
voce piena e tono rilassato, ricercando l'integrazione armonica tra parole
e musica ed evitando ogni contrasto stridente che può generare
ilarità o apparire grottesco. Durante la lettura l'insegnante deve
spesso alzare gli occhi dal libro e con un gesto o uno sguardo dimostrare
una certa attenzione per gli studenti (Losanov, 1983).
6 - Tavole grammaticali: un salvagente nel mare delle
parole
Il metodo
suggestopedico prevede che le tabelle grammaticali da esporre in classe
siano "artisticamente ornate con opportuni disegni che fanno da sfondo
oppure con illustrazioni del materiale insegnato" (Losanov, 1983).
Nel nostro caso si è tralasciato l'aspetto artistico dei cartelloni,
per concentrarci su quello funzionale.
La loro esposizione è l'ultimo atto di un processo di acquisizione
basato su attività di tipo comunicativo: deve seguire e non precedere
le attività didattiche che prevedono l'uso di nuove forme grammaticali,
per evitare che gli studenti si affrettino, durante la lezione, a cercare
di memorizzare il loro contenuto.
I cartelloni grammaticali rappresentano per la classe un grande blocco
per gli appunti collettivo, che può essere creato sia dall'insegnante
che dagli stessi studenti. Durante un esercizio, invece di consultare
continuamente un dizionario o perdersi in laboriose ricerche sui libri
o sui quaderni degli appunti, basta uno sguardo per localizzare l'elemento
mancante. La continua presenza di questo tipo di annotazioni "pubbliche",
inoltre, sottoposta ogni giorno allo sguardo degli studenti, fa sì
che si realizzi un apprendimento spontaneo del loro contenuto, che diventerà
familiare come la forma della cattedra, il tipo di lavagna o la disposizione
e il colore delle sedie. Spesso sono gli studenti stessi a richiedere
e proporre nuovi cartelloni quando ne ravvisano la necessità via
via che il corso va avanti.
Abbiamo notato, oltre ad un frequente uso durante la lezione, anche la
volontà di appropriarsi in altra forma dei cartelloni: quasi tutti
gli studenti si fermano in classe oltre l'orario della lezione per copiarli
sui loro quaderni, a volte anche per discuterli con l'insegnante. Se sono
richiesti o proposti nuovi esempi che contengono le strutture in discussione,
vengono aggiunti sulle tavole grammaticali. Queste, infatti, non devono
essere gigantografie immobili di griglie tratte dai libri di grammatica,
ma strumenti modificabili a seconda delle esigenze di apprendimento e
delle idee degli allievi.
L'insegnante, da parte sua, userà i cartelloni richiamandosi al
loro contenuto ogni volta che si presenterà la necessità
di riportare alla mente degli studenti una determinata forma nel corso
della lezione.
L'uso di questi supporti didattici dovrebbe comportare da parte dell'insegnante
un atteggiamento tollerante nei confronti dei dizionari in sede di esame
di fine corso. Non è logico, infatti, usare i cartelloni, che vengono
spesso consultati con rapide occhiate dagli studenti, e proibire l'uso
del dizionario solo perché vi si trovano spesso le tavole con le
coniugazioni dei verbi e gli schemi grammaticali in genere. Il vocabolario
è, in queste occasioni, uno strumento rassicurante e quindi anche
per questo utile, che avrà un'influenza non determinante sulla
performance di uno studente scarsamente dotato o che non si è adeguatamente
applicato durante il corso.
7 - Conclusioni
L'interazione
tra apprendimento cosciente e inconscio apre campi di ricerca vastissimi,
con aspetti in gran parte ancora inesplorati. La glottodidattica si avvale
dei contributi di molte altre scienze: pertanto sperimentare nuove tecniche,
introducendole nella didassi quotidiana, apre al docente nuovi orizzonti
per un insegnamento sempre più consapevole ed efficace. Questo
vale anche se non si potranno avere al momento risultati misurabili, perché
il corso non è inserito in un programma di esperimenti che prevedono
controlli incrociati sui risultati raggiunti . Secondo la nostra esperienza,
l'introduzione di alcuni elementi del metodo suggestopedico ha portato
a risultati positivi, sia sul piano dell'apprendimento - gli studenti
sottoposti a queste tecniche hanno avuto, in media, risultati sensibilmente
migliori degli studenti inseriti in corsi precedenti - sia sul piano del
rapporto personale docente-allievi.
Un tipo di insegnamento rilassato, infatti, oltre ad essere più
incisivo ed efficace, permette di creare i presupposti affinché
il corso di lingua straniera diventi anche esperienza umana e formativa
in grado di produrre un arricchimento interiore.
Gli studenti sono i primi destinatari di questo sforzo, ma non sono gli
unici a ricavarne benefici: l'insegnante è coinvolto in prima persona
in questo processo, e può trarne a sua volta vantaggi sia dal punto
di vista strettamente professionale che personale.
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