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Per presentare i programmi
di lingua e di cultura italiana che si insegnano al Dipartimento di Lingue
dell'Università Simon Bolivar (USB) di Caracas, Venezuela, si farà
riferimento alla "prospettiva mondiale della lingua" (1)
proposta da BROWN (1997:137), che considera la conoscenza di una lingua
straniera o seconda lingua partendo dal contesto socio-politico dove essa
viene utilizzata, dalle necessità dei parlanti e dagli attributi
specifici della lingua appresa. Questa prospettiva si articola a partire
dall'assunzione che nessuna varietà di lingua è migliore
di un altra, e stabilisce la nozione di "intelligibitlitè"
relativa all'abilità di farsi comprendere da un parlante educato
della lingua d´arrivo, indipendentemente dalla varietà scelta,
e di superare il "linguicismo" inteso come modello unico e norma
da seguire, spesso promosso dai parlanti che appartengono all´"Inner
Circle" (2). Da questo punto di vista, il contesto
culturale locale è percepito come una fonte creativa di innovazione
nell´uso della lingua di arrivo e si osserva quello che KRAMSCH
(1995), citato da BROWN (1997:137), definisce come "il privilegio
del parlante non nativo" di possedere la lingua che sta apprendendo,
parte intrinseca della identità del quale è di essere un
utente di una lingua che non è la sua L1.
In questo senso, la situazione dell´italiano in Venezuela, specificamente
nell´"Universidad Simón Bolívar", potrebbe
essere incluso nell´"Expanding Circle" (3)
e, come tale, presentare l'intersezione di possibili problemi di politica
linguistica del paese di origine della lingua straniera, l'Italia, e con
complessità di natura educativa e sociale del paese ospite, il
Venezuela. Malgrado questi inconvenienti, la motivazione di tipo strumentale
e, paradossalmente, integrativa presente nei discenti e gli sforzi, spesso
isolati, di alcune istituzioni ed individui, fanno sì che la lingua
italiana sopravviva come lingua straniera in Venezuela.
In quest´ottica particolare, un sondaggio informale fatto nel 1992
tra gli studenti della USB dal Dipartimento di Lingue, ha segnalato la
necesità di inserire l´italiano tra le lingue straniere allora
insegnate (inglese, francese, tedesco e giapponese). I motivi per questa
scelta coincidono con quelli presentati da BALDELLI (1989) citato da COVERI;
BENUCCI E DIADORI (1998:73), e indicano che l´italiano viene percepito
come lingua di cultura, lingua di un paese di grande richiamo, e lingua
legata alla comunità di origine italiana, più che come lingua
di un paese in espansione economica.
Da notare che la popolazione dei corsi di italiano è stabilmente
rappresentata, per la maggior parte, da studenti venezuelani (circa il
70%) e da discendenti di italiani di varie generazioni (circa il 30%)
richiamati estrinsecamente ed intrinsecamente dall´apprendimento
della lingua e della cultura italiana.
D´altra parte, i piani di studio della USB, università di
natura strettamente tecnico-scientifica (4), e le molteplici
attività accademiche del Dipartimento di Lingue, impongono restrizioni
di tempo ai corsi di lingue straniere proposti a tutti gli studenti iscritti
ai vari corsi di laurea. Il corso di italiano è stato recentemente
esteso da uno a due anni (5) ed è stato articolato
in sei livelli oguno corrispondente ad un trimestre, di quattro ore settimanali
(288 ore complessivamente). Due gruppi , che generalmente non superano
i 25 studenti ognuno, vengono avviati al primo livello e iniziano un percorso
di apprendimento che li porterà ad un livello intermedio-avanzato.
Soltanto tre
docenti si stanno facendo carico dei corsi nonostante ci sia una forte
richiesta, e ciò sembra dovuto sia alla scarsità di docenti
di madre lingua, preparati per le esigenze accademiche che implica l´insegamento
in ambiente universitario, sia dai problemi socio-economici tipici dei
paesi in via di sviluppo ai quali l´università non può
sottrarsi. Un approccio che potrebbe considerarsi per questa situazione,
è quello di contribuire all ´integrazione dei docenti che,
fomati nei "Circoli di Espansione" della lingua, diventano il
suo veicolo naturale di trasmissione. In questo mod, si contribuirebbe
a una eventuale "internazionalizzazione" dell´italiano
come lingua seconda o straniera, capita come realtà che supera
i confini geografici e politici dell´Italia.
Il programma d´italiano è stato concepito su un percorso
educativo che dipende sia dalle risorse umane, le necessitá dei
discenti e i materiali di istruzione che si trovano nel paese ospite,
come dalla tecnologia di cui dispone l´universita e le amplie conoscenze
di linguistica applicata dei docenti. Si è così scelto un
modello integrato di insegnamento che consente il raggiungimento degli
obbiettivi prefissati attraverso l´organizzazione economica di attività
e interventi fortemente finalizzati. I tre livelli, proposti da DANESI
(1988:39): lo strutturale, il funzionale e l´esperienziale si incrociano.
Il materiale didattico di base, è confezionato strutturalemnte
ma viene arricchito, a livello funzionale, con altri materiali autentici
e costruiti appositamente ai fini specifici di un obbiettivo di apprendimento.
La selezione di questi materiali segue una graduazione che tiene conto
del livello degli studenti e della complessità del materiale proposto.
I materiali presentano attività basate su contenuti significativi,
tipici della realtà odierna, sociale e culturale italiana, ma anche
di quella locale del paese ospite e quella concreta della propria classe.
Queste due ultime situazioni, si sono verificate molto stimolanti e rappresentano
contesti più vicini agli studenti.
L´avvicinamento alla lingua, in maniera esperienziale, si esprime
tramite le poche opportunità di uso autentico della lingua fuori
dell´aula, rappresentate dall´incontro con parlanti, per lo
più appartenenti al "Circolo Interno", l´ascolto
di programmi televisivi provenienti dall´Italia, e, in maniera sempre
più diffusa, dall´uso delle chat-lines, la posta elettronica
e le pagine interattive, tre fonti di informazione, che richiedono di
un approccio particolare e di un livello di competenza tanto semantica
quanto prammatica, ma che rappresentano mezzi odierni per destreggiarsi
con la lingua oltre i confini geografici.
La metodologia si basa, prevalentemente, sulla combinazione degli stili
di insegamaneto "comunicativo-sociale", "informativo-comunicativo"
e "audiolinguale" riferiti da COOK (1991:139). Considerando
il limite di tempo imposto dai piani di studio, l´enfasi viene posto
sulla competenza comunicativa orale più che su quella linguistica
e sulla abilità di utilizzare la lingua in maniera appropriata
più che sulla conoscenza della natura delle regole grammaticali.
Conseguentemente, si rispetta l´interlingua perché è
percepita non come l´uso difettoso della lingua ma bensì
come un sistema di sviluppo. La preparazione individuale del docente e
la sua capacità di improvvisazione durante la lezione permettono
non soltanto di "parlare" ma di "parlare creativamente
su qualcosa" , in questo modo si cerca di abbinare il parlato, modellato
su strutture fisse di conversazione presentate dal testo base, con l´ascolto
il quale diviene il fondamento per il parlato. L´obbiettivo è
che gli studenti possano comunicarsi via l´uso di forme sintatticamente
corrette, più che capire la loro origine.
Tramite l´ora settimanale di laboratorio linguistico, gli studenti
praticano l´ascolto e il parlato e vengono familiarizzati con il
discorso pianificato e non-pianificato presentati nella varietà
scelta e desiderata. L´avvicinamento al discorso non pianificato,
altamente contestualizzato e caratterizzato da riduzioni sintattiche e
semplificazioni semantiche, si ottiene con l´ascolto di trasmissioni
televisive registrate (talk shows e telegiornali) e il discorso pianificato
si presenta in situazioni discorsive prestabilite che provengono sia da
programmi audiovisivi autentici, sia da materiali linguistici appositamente
disegnati.
Le attività glottodidattiche svolte in aula comprendono un´
ampia gamma di esercizi che vanno da quelli altamente strutturati, il
cui scopo è la pratica della grammatica, al role play, che aiuta
la competenza prammatica in situazioni funzionali ed è fonte continua
di verifica linguistica. In questo caso il lavoro di gruppo di tipo collaborativo
si è verificato estremamente utile per la produzione creativa della
lingua.
Nonostante il relativo corto tempo disponibile per l´insegnamento,
si esercitano tutte le strutture grammaticali proposte nel loro ordine
naturale di apprendimento, secondo la loro utilità e frequenza.
Le strutture meno complicate, vengono presentate mediante esercizi finalizzati
all´induzione della regola da parte del discente, e quelle più
complesse vengono facilitate da una riflessione esplicita. Si utilizza
l´analisi contrastiva con lo spagnolo per chiarire alcuni punti
problematici, come, ad esempio, l´imperativo. In questo caso, le
difficoltá provengono dalla quasi assenza di un equivalente nel
parlato popolare venezuelano dove le forme dell´imperativo per la
terza persona singolare e plurale sono spesso rodotte all´uso della
seconda persona plurale singolare. Altre strutture, come i modi indefiniti,
non si esplicitano in una unitá didattica particolare, perché
l´uso prevalente di queste strutture e il loro possibile apprendimento
viene fatto tramite lo scritto e la lettura.
La verifica è continua e la valutazione delle conoscenze viene
fatta considerando ogni studente come singolo discente e non come punto
di paragone con un altro. La competenza ottenuta alla fine dei sei corsi
dipende, parzialmente, dalle caratterisitche indoviduali che incidono
su ogni studente. Ciononostante, si ottiene generalemente una competenza
variabile la quale supera agevolmente la soglia di sopravvivenza per il
parlato, raggiungendo un livello che garantisce un uso appropriato della
lingua per scopi comunicativi, e un livello intermedio che mette in grado
il discente di decodificare facilemente testi scritti e orali.
Questo percorso è stato posteriormente arricchito dai "gruppi
di conversazione", che sono nati spontaneamente GIRON (2000) nel
1996, dall´interesse e la necessità degli stessi studenti.
Le attivitá di apprendimento che svolgono questi gruppi sono inidipendenti
dai piani di studio. Si riuniscono settimanalmente per due ore e sono
organizzati dal docente di turno che dirige la pratica del parlato. Generalmente,
i gruppi sono composti dagli studenti che hanno completato i corsi di
lingua ma assitono anche laureati per motivi professionali e personali.
A questo punto, si deve chiarire che anche se la cultura viene insegnata
implicitamente nei corsi di lingua, si dispone di un corso di "Cultura
Italiana" che è
indipendente da quello di lingua. Viene proposto trimestralmente e si
insegna in spagnolo per due motivi: a) appartiene a una componente obbligatoria
di materie elettive di natura socio-umanistica, offerta regolarmente a
tutti gli studenti dell´università e b) la maggior parte
di loro non possiede l´italiano. La discussione e la trasmissione
di temi complessi sulla realtà italiana storica e attuale, tramite
l´uso dell´italiano come lingua veicolare, richiederebbe un
livello molto alto della lingua che non tutti gli iscritti al corso di
Cultura Italiana possiedono. Chiaramente, l´obbiettivo di questo
corso dista notevolmente dal binomio "lingua e cultura" proposto
da PICCHIASSI E ZANGANELLI (1991:15) ma propone uno spazio per la riflessione
su temi d´interesse che arricchisce la formazione generale di futuri
professionisti sempre piu specializzati ed offre un punto di partenza
per studiare la lingua posteriromente.
Una questione delicata in questo tipo di corso, si ricollega alla problematica
esposta all´inizio, cioè ai docenti nati e formati nel "Circolo
di Espansione" della lingua e la loro preparazione per trasmettere,
non soltanto nozioni di cultura italiana storiche e libresche, ma elementi
di civiltà che presuppongono giudizi più che descrizioni
di una realtà sempre cambiante e perciò difficile da cogliere
quando si è lontani dall´Italia. Sarebbe necessario, in effetti,
un intervento consapevole ed integrato che miri verso l´internazionalizzazione
dell´italiano e la sua cultura come lingua in espansione che si
modifica nel tempo, e che difficilmente può prescindere dagli elementi
di globalizzazione nel "Circolo Interno" e alle diverse realtà
dei "Circoli Esterni e d´Espansione" della lingua.
Note
1. Questa prospettiva viene proposta per l´inglese,
il francese e lo spagnolo e promuove l´idea di superare il "monomodello",
inteso come unico punto di riferimento per un utente ideale di una L2.
Qui si applica questo concetto alla lingua straniera (LS), quale è
il caso dell´italiano in Venezuela.
2. Inner Circle (circolo interno): area geografica dove
la lingua d´arrivo viene usata come lingua ufficiale, es. l´italiano
per gli italiani e per gli immigrati in Italia. A questa definizine si
aggiunge quella dell´Outer Circle (circolo esterno) che nel caso
dell'italiano, comprende i teritori dove è lingua ufficiale, ad
esempio il Canton Ticino in Svizzera.
3. Expanding Circle (circolo d´espansione): area
geografica in espansione, dove la lingua di arrivo viene usata in un paese
ospite come lingua straniera o seconda lingua non riconosciuta ufficialmente,
ad esempio l'italiano in Venezuela. Le definizioni di Inner, Outer ed
Expanding Circle sono di Kachru (1988) citato da Brown (1997).
4. L'USB offre corsi di laurea in matematica, fisica,
chimica, biologia, urbanistica, archittettura ingegneria. Le lingue straniere
fanno parte della formazione umanistica di base che si propone ai laureandi
a corredo dei loro studi altamente specializzati.
5. Fino all 2000, il corso durava quattro trimestri, ma
evidentemente il livello di apprendimento ottenuto non era soddisfacente.
Si sono effettuati notevoli sforzi per innalzarlo a due anni superando
le difficoltá sopra accennate.
Bibliografia
BROWN, Kimberly. " A world language perspective: English, french
and spanish", a c. Di Bardovi-Harling & Hartford Beyond Methods:
Components of second language teacher education. New York. Mc Graw Hill:
1997, p.310.
COOK, Vivian. Second language learning and language teaching. Londra,
Edward Arnold: 1991, p.155.
COVERI, L. BENUCCI, A. & DIADORI, P. Le varietà dell´Italiano
. Roma, Bonacci Editore:1988, p.320.
DANESI, E. Manuale di tecniche per la didattica delle lingue moderne.
Perugia. Edizioni Guerra: 1988, p.101.
GIRON, B. Una experiencia con los grupos de conversación de francés.
Argos, No 31, Dic. 1999, p.119-138.
PICCHIASSI,
M. & ZANGANELLI, G. Lingua e cultura: la loro dimensione nella didattica
dell´Italiano L2. A c di Titone R. E Katerinov, K. C.I.L.A. Quaderno
No 5 L´insegnamento della cultura nei corsi dítaliano L2.
Perigia, edizioni Guerra: 1991, p. 145.
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