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In realtà questa
nobile e lodevole aspirazione rimase sul piano delle buone intenzioni,
e lo stesso Aurelio Boza Masvidal , che pure fu non solo un vero e proprio
erudito e filologo della letteratura italiana ma anche un maestro di cultura
e un esempio di professionalità, fu tuttavia una figura isolata,
che non riuscì a rompere i condizionamenti di un contesto storico
e socioeconomico sfavorevole allo sviluppo dell'italianistica nell' "isla
grande" dei Caraibi.
A Cuba infatti l'emigrazione
italiana è sempre stata un fatto del tutto sporadico e insignificante,
in nulla paragonabile ai grandi alvei dei flussi migratori dalla Penisola
mediterranea, come furono l'Argentina o il Brasile. Anche le relazioni
economiche e commerciali furono sempre marginali e poco significative,
debolissima la presenza di una comunità italiana in loco, conseguentemente
deboli, discontinui e poco incisivi i nostri rapporti culturali. Tutto
ciò non significa che nello svolgersi della storia cubana non si
incontri qualche italiano che assunse anche ruoli di rilievo sul piano
culturale, dall'architetto militare Antonelli, al letterato e poeta Bernardino
Veglia, dallo stesso Antonio Meucci che proprio all'Avana fece i primi
esperimenti di trasmissione elettrica della voce umana, fino agli agronomi
Mario Calvino e Giovanni Silvestri.D'altra parte non mancarono cubani
anche illustri che soggiornarono in Italia e ne ricevettero un forte influsso
culturale: in questo caso valga per tutti l'esempio dell'antropologo ed
etnologo Fernando Ortiz che visse a Genova e ebbe come maestro lo stesso
Lombroso. Nello stesso modo si potrebbe ricordare l'impatto della grande
musica operistica italiana, la presenza di artigiani marmisti italiani
nella costruzione di palazzi privati come anche di importanti edifici
pubblici, ecc.
Si tratta comunque di figure e presenze episodiche, sporadiche, che non
lasciano tracce durature e profonde. La "cubanìa" è
il risultato splendido di un meticciato culturale dove confluiscono soprattutto
due tronconi fondamentali: quello spagnolo e quello africano. Tutto il
resto, compreso l'apporto italiano, è contorno, fregio, ornamento,
ma non sostanza costitutiva dell'identità culturale dell'isola.
Il trionfo della rivoluzione del '59 determina un ulteriore diradarsi
dei rapporti commerciali, turistici, politici e conseguentemente anche
culturali tra Italia e Cuba. Mano a mano che la stessa rivoluzione acquista
caratteri socialisti, l'asse delle relazioni geopolitiche, economiche
e culturali sposta il suo baricentro verso l'area del blocco sovietico.
E' in questo contesto che sorge a Cuba un'eccellente scuola non solo di
russisti, ma anche di germanisti e di slavisti e si moltiplicano le relazioni
culturali con tutti i paesi dell'Est.
In questi anni la lingua e la cultura italiane praticamente scompaiono
dall'orizzonte cubano, con la sola eccezione del cinema, settore in cui
invece i rapporti si infittiscono anche con veri e propri progetti di
cooperazione[2]. Ma per il resto era il deserto, salvo
la presenza di alcune isolate figure che resistevano in una condizione
di isolamento ed emarginazione, come il recentemente scomparso Profesor
Manuel Sanchez Pertierra, docente di italiano nella "Escuela de Idiomas
Abraham Lincoln" dell'Avana. Basti soltanto annotare che in nessuna
università di Cuba si impartivano corsi di lingua italiana e meno
che mai corsi di letteratura italiana.
Il fatto politico nuovo, che avrà notevoli ricadute anche sul piano
culturale, è il crollo, nell'89 dei regimi socialisti dell'ex blocco
sovietico. Il rapidissimo deterioramento delle relazioni economiche di
Cuba con l'Europa dell'Est e con l'URSS alla fine degli anni '80, obbliga
a un riorientamento accelerato del commercio estero cubano, motivo per
cui i vincoli che fino ad allora erano stati complementari divennero centrali,
come quelli con i paesi dell'Europa Occidentale, tra cui l'Italia presto
giunge a occupare un ruolo protagonista.
Oggi l'Italia è per Cuba l'ottavo partner per importanza a livello
mondiale e il terzo a livello europeo, il secondo paese per numero di
turisti (circa duecentomila italiani all'anno visitano l'isola), il primo
per quanto concerne le entrate monetarie sempre nel settore turistico.
D'altro lato operano ben 32 imprese economiche italiane, soprattutto nel
campo delle telecomunicazioni, dell'industria leggera, dell'industrai
alimentare e del turismo ( Telecom, Fiat, Benetton, ecc.). Aumentano anche
le relazioni di cooperazione , le "jointventures", gli investimenti
immobiliari, le collaborazioni interuniversitarie, ecc. Conseguentemente
anche le relazioni politiche bilaterali si sono infittite e riqualificate,
fino a sfociare nella visita a Cuba del Ministro degli Esteri italiano
Lamberto Dini, nel 1997, seguita poi negli anni successivi da missioni
di vari sottosegretari, deputati e senatori, presidenti regionali, rappresentanti
delle camere di commercio italiane, autorità locali. In conclusione,
si può sottosrivere che "nell'ultimo decennio fattori come
il turismo, la creazione di imprese economiche miste, il moltiplicarsi
delle relazioni commerciali e politiche, così come il consolidarsi
della cooperazione governativa e non governativa, hanno acquistato un
impeto inusuale e sconosciuto nei tempi precedenti" [3].
Proprio questo moltiplicarsi accelerato delle relazioni economiche, commerciali,
turistiche e politiche, ha impresso in questi ultimi anni una nuova dinamica
all'interesse per la lingua e la cultura italiana, accrescendo in pochissimo
tempo in forma esponenziale il bacino d'utenza. Studenti, operatori turistici
e culturali, personale delle imprese produttive e commerciali, professionisti,
intellettuali, rappresentanti istituzionali: sono sempre di più
i cubani che chiedono qualificati corsi per l'apprendimento dell'italiano
e, direttamente o indirettamente, anche la possibilità di avvicinarsi
alla conoscenza del nostro patrimonio culturale.
Le linee di tendenza fanno pensare al consolidarsi di questi processi
indicano medio periodo e consentono un'analisi diagnostica e prognostica
non solo congiunturale, ma di più ampia prospettiva.
2. L'insegnamento della lingua italiana a Cuba
Tutto ciò,
se da un lato ci spiega la sostenuta crescita della domanda formativa
per quanto riguarda la lingua italiana, d'altro lato già in prima
battuta ci consente di individuare due caratteristiche fondamentali del
processo a cui stiamo assistendo.
La prima di queste caratteristiche riguarda il carattere eminentemente
strumentale con cui i cubani si avvicinano alla nostra lingua. In altre
parole, nel contesto cubano, l'italiano non viene percepito come una "lingua
di cultura" e nemmeno come una "lingua etnica" [4].
Questo ovviamente non significa che non ci siano casi di intellettuali
e di operatori culturali che studiano l'italiano con intenzioni essenzialmente
formative, legate alla possibilità di fruire direttamente di opere
culturali che si considerano di tale valore da meritare lo sforzo di apprendimento
della lingua in cui sono state scritte. Così non mancano discendenti
di italiani, di prima e di seconda generazione, che cercano nella nostra
lingua un recupero delle loro radici e sono mossi da ragioni prevlentemente
affettive e di ricostruzione dell'identità del gruppo familiare
nella sua linearità plurigenerazionale (lingua etnica). Ma si tratta,
appunto, di casi, di episodi sporadici. Dei circa tremila studenti di
italiano che ci sono oggi a Cuba, il 90% si è avvicinato a questa
lingua per ragioni, come dicevamo, strumentali, legate alle opportunità
occupazionali, soprattutto nel turismo, e in parte a speranze migratorie
spesso collegate a loro volta alla formazione di coppie miste italo-cubane[5].
Questo carattere strumentale del profilo motivazionale dello studente
di italiano a Cuba, se da un lato rappresenta una forte carica didattica
per l'apprendimento, dall'altro pone il problema di come arricchire questa
intenzionalità eminentemente pragmatica, inserendovi progressivamente
approcci valorativi anche delle componenti culturali e più in generale
formative.
La seconda caratteristica dei processi sopra descritti riguarda la discronia
tra i ritmi dei processi politici e socioeconomici che determinano un
accelerato ampliamento del bacino d'utenza e i tempi, lenti e difficoltosi,
del reperimento delle risorse logistiche, librarie, didattiche e della
formazione delle risorse docenti capaci di rispondere a questa accresciuta
domanda di insegnamento della lingua italiana. Infatti, a fronte di tutti
i velocissimi processi modificativi che in pochi anni hanno posto l'italiano
tra le lingue protagoniste nella gerarchia di appetibilità, l'offerta
educativa, promozionale e divulgativa ha stentato a tenere il passo e
spesso si è trovata costretta a rispondere in forma occasionale,
approssimativa e con visibili carenze tanto sul piano quantitativo come
su quello qualitativo. Ritorneremo ad analizzare questo problema in forma
più analitica successivamente, ma ci premeva anticiparlo come uno
degli aspetti più qualificanti del quadro che stiamo tentando di
ricostruire.
Quali sono state comunque le grandi tappe nella storia dell'insegnamento
dell'italiano a Cuba?
Prima del trionfo della rivoluzione nel 1959 non esisteva nessuna istituzione
statale che impartisse corsi di lingua italiana. Nei decenni '40 e '50
esisteva invece un organismo privato, conosciuto come Centro Culturale
Italo-Cubano in cui si organizzarono anche corsi di italiano. Ci fu anche
l'esperimento di un corso via radio, con la stazione CMZ, anticipando
quello che di lì a pochi anni si sarebbe fatto con l'insegnamento
della lingua russa. Infine, organizzava corsi di italiano, seppure in
forma sporadica e discontinua, anche il Centro Culturale Cubano-Americano,
di cui si ricordano ancora i professori Aldo De Ricci e Giuseppe Zanardo.
In ogni caso erano esperienze isolate e di scarsissimo peso quantitativo,
frutto più della passione di qualche isolata figura che non di
una qualche programmazione culturale.
Dopo la rivoluzione, nel 1961 si crea la "Academia Popular 'Abraham
Lincoln'", che si sarebbe progressivamente trasformata nella prima
vera e propria scuola di lingue del nuovo governo rivoluzionario. Si cominciano
anche a programmare alcuni corsi di italiano, prima con la compianta Giannina
Bertarelli e poi con il già ricordato Manuel Sanchez Pertierra.
Allora e per molti anni si trattò di un lavoro marginale, quasi
catacombale, svolto in condizioni molto severe per quanto riguarda la
ristrettezza dei mezzi a disposizione. Poi, dopo la svolta degli ultimi
anni ottanta, anche in queste scuole, che nel frattempo si erano organicamente
collegate al Ministero dell'Educazione, i corsi di italiano si moltiplicano
vertiginosamente. Oggi si insegna la nostra lingua in almeno 25 scuole
del Sistema di Formazione degli Adulti, scuole che hanno anche il merito
di essere disseminate non solo nelle zone centrali della capitale , ma
anche nei quartieri periferici e nelle città di provincia. Vi insegnano
circa 40 professori, con un'utenza annuale di circa 1500 studenti.
Nel frattempo la lingua italiana filtra se non nella cultura almeno nell'immaginario
quotidiano dei cubani attraverso il successo che hanno le canzoni di Domenico
Modugno, di Rita Pavone, di Sergio Endrigo e soprattutto i film prima
della stagione neorealista e poi della fase classica della commedia all'italiana
[6].
Nel 1970 si crea la Scuola di lingue di Matanzas, che peró non
funziona permanentemente. Questo tuttavia è un precedente importante,
dal momento che nella provincia di Matanzas si trova la località
di Varadero, oggi uno dei più importanti poli turistici del paese,
e conseguentemente uno dei centri più significativi per quanto
riguarda la presenza di italiani, turisti, ma anche operatori alberghieri,personale
di agenzie di viaggio, etc.
Nello stesso anno si crea l'ISA, Instituto Superior de Artes, in cui si
organizza anche un corso di italiano, tuttora funzionante, destinato soprattutto
ai cantanti lirici.
A partire dagli anni '90, e convertendosi il turismo in una delle princiali
industrie del paese caraibico, la prima attivitá economica quanto
a capacità di attrarre moneta forte, ossia dollari, il Ministero
del Turismo crea un vero e proprio sistema di scuole per operatori turistici,
denominato FORMATUR, al cui interno si impartono anche corsi di lingue,
tra cui l'italiano. Ci sono attualmente almeno una quindicina di scuole
di questo tipo dove si insegna italiano, con un corpo docente complessivo
di circa 18 professori.
Un discorso a parte
merita la Facoltà di Lingue Straniere dell'Università dell'Avana,
dove fino al 1990 non si insegnava italiano, ma inglese, francese e soprattutto
tedesco e russo, oltre a vari altri idiomi minori dell'area slava, quali
il bulgaro o il ceco. Soprattutto per quanto riguarda il russo la Facoltà
poteva e può contare con eccellenti specialisti, docenti e ricercatori
che spesso avevano avuto l'opportunità di frequentare per anni
università sovietiche e che avevano accumulato notevolissime competenze
ed esperienze. Il crollo del blocco sovietico si ripercuote a Cuba con
un brusco calo della domanda formativa per quanto riguarda il russo e
con l'emergere di un nuovo tipo di richiesta orientata verso altre lingue,
tra cui l'italiano. Ma non esisteva praticamente nulla con cui rispondere
a questa improvvisa variazione, mancavano i materiali librari e i supporti
didattici, e soprattutto mancavano le risorse docenti. Fu così
che a partire dai primi anni '90 un gruppo di professori di russo comincia
a "riciclarsi" imparando l'italiano. All'inizio si tratta di
un processo prevalentemente autodidattico, supportato in parte dall'aiuto,
non continuativo tuttavia, di alcuni professori italiani, come Adriano
Galliussi o Marco Mezzadri. Si riescono anche a ottenere alcune, poche,
borse di studio per soggiorni in Italia, ma comunque la situazione si
mantiene precaria, anche se si cominciano a organizzare corsi di italiano
per gli studenti. A partire dall'anno 1998, nell'ambito dell'accordo culturale
intergovernativo tra Italia e Cuba, viene finalmente istituito un Lettorato
di Italiano alla Facoltà di Lingue Straniere, con la presenza constante
e istituzionalmente definita di un professore italiano. Ciò ha
sicuramente rappresentato un vero e proprio salto di qualità ed
è stata l'occasione non solo per rinforzare il processo di formazione
dei formatori, ma anche per riorganizzare e arricchire le risorse materiali
a disposizione. Oggi l'italiano può essere scelto come seconda
lingua in tutti i corsi di laurea, i docenti sono settimanalmente impegnati
in un corso di aggiornamento professionale, si è attivato un corso
di Storia della Letteratura Italiana, si sono potute ottenere varie possibilità
per soggiorni di studio in Italia, e infine si è aperta un'aula
di italianistica, dotata di una dignitosa biblioteca e anche di alcuni
indispensabili teconologie didattiche multimediali e informatiche. Contemporaneamente
dentro la facoltà funziona anche il Centro "Ramos La Tour"
, riservato alla formazione degli adulti, in cui si impartono corsi di
italiano di durata biennale.
Vi sono ancora altre due importanti istituzioni che si occupano dell'insegnamento
dell'italiano. La prima è l'Union Latina, organismo internazionale,
la cui sede centrale si trova a Parigi e che ha come scopo la valorizzazione
e la diffusione delle lingue e delle culture latine. Nella sede cubana
si organizzano da anni corsi di francese, di protoghese e anche di italiano.
Vi si svolgono anche altre interessanti attività culturali e cicli
di conferenze, spesso relazionate con la cultura del nostro paese. La
seconda di queste istituzioni è il Comitè Cubano della Società
"Dante Alighieri", presieduta all'Avana dal Dottor Eusebio Leal
Spengler, "Historiador de la ciudad" e figura di altissimo rilievo
nel panorama culturale dell'isola. Anche in questo caso si promuovono
corsi di lingua italiana, molto apprezzati e richiesti, nonchè
varie attività culturali intese a favorire la conoscenza dei vari
aspetti della nostra cultura.
Ricordiamo, infine, che esiste all'Avana un'istituzione statale, l'ESTI,
che si incarica di garantire un servizio ufficiale di traduzione e interpretazione.
Anche in questa sede si trovano specialisti in lingua italiana, che ovviamente
non solo si impegnano in un continuo processo di autoapprendimento, ma
anche sono presenti in tutte le occasioni formative che si creano sempre
più frequentemente a livello interistituzionale.
Un'ultima annotazione. Pochi mesi fa all'Università di Matanza
si tentò di attivare un progetto che prevedeva l'introduzione dell'italiano
come seconda lingua opzionale nella Facoltá di Lingue Straniere.
Il progetto fallì proprio per l'assenza di un congruo supporto
di risorse docenti. Ma rimane come un'orizzonte potenziale per il quale
si sta lavorando. Sarebbe la prima università, se si esclude quella
della Capitale, a incorporare organicamente l'italiano nei propri piani
di studio.
Come si vede, la situazione è rapidissimamente cambiata in pochissimi
anni e oggi si ha come l'impressione di un continuo e a volte quasi incontrollabile
fiorire di iniziative, di proposte, di progetti, con tutto ciò
che questo comporta di positivo, ma anche di negativo. Infatti, a fronte
di un accelerato processo di arricchimento quantitativo e di miglioramento
qualitativo delle risorse a disposizione, non si riescono ancora a superare
certi fenomeni di estemporaneità, approssimazione e urgenza pragmatica,
fenomeni che impediscono non solo un serio momento riflessivo e selettivo,
ma anche, e soprattutto, una programmazione che coordini e articoli il
tutto in un disegno minimamente coerente, in un progetto dotato di cosciente
intenzionalità e di capacità di controllo operativo e di
prospettiva.
3. L'insegnamento
della letteratura italiana a Cuba
L'insegnamento della letteratura italiana nell'Università dell'Avana
conobbe un periodo di vero splendore con il lavoro accademico del Dottor
Aurelio Boza Mazvidal (Camagüey 1911-La Habana 1959).
Boza Masvidal, que si laureò in Filosofia e Lettere nel 1922, viaggiò
per vari paesi europei e soprattutto in Italia, dove soggiornò
a lungo, stabilendo contatti con il mondo intellettuale. Ritornato a Cuba
si propose, nonostante la difficoltà dell'impresa, dovuta in particolare
alla scarsissima disponibilità bibliografica, di promuovere tanto
la ricerca come l'insegnamento accademico relazionati con la storia della
letteratura italiana. Tra i suoi libri fondamentali ricordiamo "Estudios
de literatura italiana" de 1945; "Palabra e espiritu de Italia"
de 1956; il primo volume di quella che avrebbe dovuto essere una monumentale
"Historia de la literatura italiana", di quasi 600 pagine, che
si pubblicò nel 1946. Ma Aurelio Boza Masvidal fu soprattutto un
maestro , che dalla sua cattedra di letteratura italiana formò
varie generazioni di studenti, abituandoli al rigore filologico insieme
al gusto della creatività e della empatica intuitività interpretativa.
E non fu soltanto dalla cattedra universitaria che si sforzò di
diffondere la sua vocazione di italianista. Fu anche presidente della
Società Italo-Cubana di Cultura e membro di prestigiose organizzazioni
internazionali relazionate con la diffusione della cultura italiana,come
la Società Internazionale di Studi Francescana o la Unione Intellettuale
Franco-Italiana della Sorbona. Il governo italiano gli concede, nel 1952,
come riconoscimento per la sua attività di italianista,l' Ordine
al Merito con il grado di Commendatore.
Con la morte di Aurelio Boza Masvidal si chiude il capitolo più
importante della italianistica cubana.
Dopo le inevitabili riforme accademiche, e con la creazione della Scuola
di Lettere nel 1962, si formula anche un nuovo piano di studi. La letteratura
italiana scompare come disciplina autonoma e si inserisce nel più
amplio ambito della Letteratura Generale, corso che ancora oggi è
attivo.E' un corso il cui obiettivo è quello di completare e perfezionare
la formazione preuniversitaria con la conoscenza della letteratura universale.E'
in questi corsi che sono riapparsi sporadicamente alcuni autori italiani,
soprattutti Dante Alighieri e Giovanni Baccaccio. Sono stati loro, durante
molti anni, gli unici rappresentanti della nostra letteratura presenti
o almeno accennati nelle aule universitarie cubane.
E tuttavia, nonostante questo indubbiamente desolante panorama, è
utile ricordare alcune figure che, pur dentro un contesto così
modesto e limitativo, si sforzarono meritoriamente per valorizzare altri
momenti e protagonisti della cultura letteraria della patria di Dante.
Un ruolo significativo lo ebbe, per esempio, la professoressa Camila Henrìquez
Ureña. Il "quaderno" che con obiettivi didattici preparò
sulla vita e sull'opera di Dante Alighieri, si utilizza ancor oggi come
ottimo testo introduttivo al tema.Ugualmente indimenticabili, per l'acutezza
delle sue osservazioni e per la qualità pedagogica del loro entusiasmo,
furono le lezioni della professoressa Beatriz Maggi, anche lei specialista
dell'opera di Dante Alighieri, ma che fece anche conoscere il teatro di
Luigi Pirandello, l'opera di Manzoni, di Petrarca, di machiavelli, di
Italo Calvino.
Mentre questa era la situazione nella Facoltà di Arti e Lettere,
da vari anni separata da quella di Lingue Straniere,in quest'ultima nei
primi anni '90 si incomincia a impartire un "Corso di Cultura Italiana",
in cui si fa anche riferimento ad alcuni fasi dello specifico sviluppo
della letteratura.Poi, dal 1995 si dà avvio anche a un altro corso,
chiamato "Panorama della letteratura italiana dalle origini fino
al secolo XX".
In ogni caso, possiamo concludere che, dopo la morte di Aurelio Boza Masvidal,
non c'è più stato un insegnamento sistematico e articolato
del processo storico della letteratura italiana.Negli ultimi anni, tuttavia,
si manifestano lacuni importanti segni di recupero. Nel corso di laure
di Lettere si impartì l'anno scorso un corso monografico dedicato
alla narrativa italiana del '900; quest'anno lo si è ripetuto,
centrandolo però sulla poesia. Con la recente creazione dell'Aula
"Italo Calvino", sempre nella Facoltà di Arti e Lettere,
si sono inoltre attivati una serie di progetti di ricerca riguardanti
lo studio della letteratura italiana.
D'altro canto, nella Facoltà di Lingue Straniere il lettore di
italiano e una professoressa della Società Dante Alghieri,hanno
iniziato un corso pluriennale di "Storia della Letteratura Italiana",
rivolto agli stessi docenti non solo di quella facoltà ma anche
di tutte le agenzie formative nelle quali si impartono corsi di lingua
e cultura italiane. Ricordiamo, infine, che anche nella Società
Dante Alighieri e nella sede dell'Union Latina, si organizzano spesso
conferenze, molte delle quali trattano temi concernenti la letteratura
italiana.
Ricominciano a sorgere anche episodi significativi di ripresa della ricerca
accademica. In questo campo é doveroso ricordare il lavoro di alto
livello che da anni sta svolgendo la Professoressa Mayerín Bello,
della Facoltá di Arte e Lettere, riconosciuta specialista di Italo
Calvino, ma anche autrice di numerosi saggi sulla letteratura italiana
del Medioevo, alcuni dei quali pubblicati anche all'estero.
Insomma, qualche cosa si muove, anche se non sará facile recuperare
il terreno perduto, mantenere vivo e attivo il ritmo di crscita degli
ultimi anni e soprattutto costruire attorno a questo empirico ed estemporaneo
fiorire di inziative un progetto di piú ampio respiro, che garantisca
la necessaria continuitá e riproducibilitá del processo
in corso, nonché la sua strutturazione cosciente e finalizzata
in piani di formazione pedagogica, di viabilitá didattica, di proiezione
sui terreni della ricerca, della diffusione e dello scambio culturale.
4. Una provvisoria conclusione
Assistiamo, insomma, a una sorta di nuova fase aurorale dell'italianistica
cubana ed é assai probabile che questa rinnovata effervescenza
di spunti e iniziative sia destinata a durare.
Ma é necessario garantire alcune riserve di ossigeno e attivare
terapie di rinforzo, altrimenti tutto si potrebbe esaurire in una fiammata
di entusiasmo senza nerbo interno capace di controllarla, di guidarla,
di mantenerla viva.
In primo luogo, allora, sará necessario insistere molto sulla "formazione
dei formatori", tanto per quanto riguarda la lingua come per quanto
attiene alla letteratura italiane.Docenti, professori, esperti, ricercatori
cubani hanno fatto in questi ultimi anni passi da gigante e oggi nell'isola
possiamo contare con un consistente gruppo di formatori e potenziali ricercatori
di buon livello. Ma vi sono ancora lacune da colmare, soprattutto per
quei settori che meno sono stati toccati dalle iniziative di aggiornamento
professionale attivate in questi anni: parlo, soprattutto, dei docenti
di italiano dei quartieri periferici della capitale e delle province,
per i quali bisognerá pensare a specifici progetti formativi e
di perfezionamento delle competenze professionali.
Per quanto riguarda poi le dotazioni librarie e i supporti di tecnologia
educativa si deve continuare nel cammino intrapreso. Benché la
situazione sia notevolmente migliorata rispetto a pochi anni fa, tuttavia
c´é ancora molto da fare. Ci sono molti centri formativi
dove si insegna italiano che non hanno ancora a disposizione né
un dignitoso dizionario di italiano, né una grammatica. D'altro
canto gli studenti lavorano prevalentemente senza libri e anche ció
costituisce un limite nella pratica didattica. Infine, mancano biblioteche
fornite per supportare la ricerca di alto livello accademico. Quest'anno,
ad esempio, ricorre il quarto centenario della morte di Giordano Bruno,
ma chi volesse trovare qualcuna delle sue opere nelle biblioteche dei
centri specializzati resterebbe probabilmente deluso.
Piú importante ancora di tutto ció sará la capacitá
di articolazione degli italianisti cubani tra loro, affinché si
possa superare la frammentazione e disarticolazione delle distinte iniziative.
Solo in questo modo sará possibile rinforzare le sinergie potenzialmente
convergenti in un lavoro comune e collettivo, che rinforzi i punti deboli,
colleghi le monadi altrimenti isolate, rompa l'isolamento dei nuclei periferici,
giunga infine a elaborare un progetto unitario, che, nel rispetto delle
diversitá e specificitá istituzionali, programmatiche e
contestuali di ciascuno,si ponga tuttavia come riconosciuto polo di identitá
e di orientamento.
Per ultimo, sará anche necessario porre in agenda alcuni obiettivi
di carattere istituzionale, affinché tutta questa "rinascita"
dell'italianistica possa trovare anche i suoi formali e ufficiali riconoscimenti.
Sto pensando, per esempio, all'istituzione di un vero e proprio corso
di laurea in lingua italiana, alla riattivazione di un corso accademico
stabile di storia della letteratura italiana, alla possibilitá
di far ottenere ad alcuni docenti cubani il diploma-certificazione con
validtá internazionale rilasciato da alcune universitá per
stranieri italiane.
Si tratta insomma di cominciare seriamente a dare a tutto il processo
coesione, coerenza, progettualitá, nonché i necessari piedistalli
istituzionali e i supporti concretamente operativi.
Il tempo della navigazione sottocosta comincia ad esaurirsi. E' necessario
attrezzarsi, perché tra un pó sará il momento di
cominciare a veleggiare in mare aperto.
Note
[1] In A.Boza Masvidal, Estudios de literatura italiana,
Editorial Selecta, La Habana, 1945, p. 256
[2]
Basti ricordare il caso di Cesare Zavattini, che soggiornò più
di una volta all'Avana, o quello del famoso regista cubano Tomàs
Gutierrez Alea, autore di film come "Memorias del subdesarrollo"
e "Fresa y chocolate", che si formò frequentando corsi
di direzione cinematografica a Roma, a Cinecittà.
[3]
N.Roque Valdès:"Las relaciones Italia-Cuba en los '90",
en Revista de EstudiosEuropeos, n.42.p 91.
[4]
Si vedano queste distinzioni nel testo di P. Balboni: Didattica dell'Italiano
a stranieri,Bonacci Editore, Roma 1994
[5]
Nell'anno 1999, ad esempio, sono stati circa 1000 i matrimoni di coppie
miste italo-cubane.
[6]
Questo riferimento a fenomeni che potremmo quasi definire di costume non
sorprende ormai più, dal momento che già da tempo si è
riconosciuto il peso fondamentale che possono esercitare queste manifestazioni
di cultura popolare. Si possono al riguardo, rileggere le considerazioni
di Tullio De Mauro (il quale a sua volta si rifà ad alcune acute
osservazioni di Gramsci) riferite al passaggio dal dialetto alla lingua
nazionale, in "La questione della lingua", in La cultura italiana
del '900, a cura di Corrado Stajano, Editori Laterza, Bari 1996, p. 430.
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