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L’ARPI:
UNA STORIA DA RACCONTARE...
di Cristianne Rocha, Università del Rio Grande do
Sul, Brasile
Sommario
A ASSOCIAÇÃO
RIO-GRANDENSE DE PROFESSORES DE ITALIANO (ARPI), fundada em 1996, procurou
desde então – além de (re)unir os professores de Italiano
do nosso Estado, promover o desenvolviemnto do ensino deste idioma junto
às nossas escolas públicas e privadas, divulgar a pesquisa
e a experiência didática dos seus membros associados, organizando
e incentivando a participação em encontros, seminários
e congressos – profissionalizar e qualificar sempre mais os professores
de Italiano hoje atuantes no RS, já que a maior parte dos que atuam
como tal não possuem a habilitação mínima
necessária ao ensino da Língua Italiana. Na esperança
de dividir uma experiência que se faz rica a cada nova conquista
e descoberta, proponho esta reflexão – mesmo que particular e sobre
uma específica entidade – para permitir o enriquecimento, o rejuvenesciemnto
e o incentivo às velhas, atuais e futuras iniciativas no campo
do ensino, da união, da cooperação e do associacionismo.
Nell’ultimo Convegno
che abbiamo avuto a São Paulo, in febbraio 1997, eravamo poche
le rappresentanti del Rio Grande do Sul – uno degli stati brasiliani con
maggior numero di immigranti italiani – ed io, particolarmente, ho partecipato
con una gran voglia di conoscere la realtà dell’insegnamento della
Lingua Italiana nelle altre aree del Brasile. Infatti ho presentato un
lavoro dal titolo – Un’analisi fenomenologica sulla realtà dell’insegnamento
della Lingua Italiana a Porto Alegre – che descriveva in linee generali
la nostra realtà. Purtroppo alcune delle difficoltà elencate
all’epoca continuano ad esistere: la mancanza di interscambio con altri
gruppi di ricerca, centri o associazioni di insegnanti in Brasile; la
mancanza di professionalità nell’insegnamento dell’Italiano nel
Rio Grande do Sul; la mancanza di un’organizzazione scolastica che permetta
l’inserimento e/o l’ampliamento dell’insegnamento della Lingua Italiana
e, la distanza esistente tra la formazione e le esperienze professionali
di coloro che oggi insegnano presso le poche scuole che offrono l’Italiano
come L2 e presso i corsi liberi (finanziati dal Governo Italiano).
Se le difficoltà non erano (e ancora non sono) poche, la nostra
voglia di cambiare questo “modus operandi” era tanta. Abbiamo cercato
di coinvolgere alla partecipazione attiva tutti coloro che hanno a che
fare con l’insegnamento della Lingua Italiana nel nostro Stato: il Settore
d’Italiano dell’UFRGS (unico centro di formazione di insegnanti d’Italiano
dello Stato), le associazioni o le scuole che offrono l’italiano attraverso
l’aiuto finanziario della ex-Legge 153/71, gli insegnanti individualmente
ed il Consolato Italiano in Porto Aelgre. Purtroppo, all’inizio, la partecipazione
è stata timida: ci hanno addirittura scambiato per sindacato, per
un gruppo rivoltoso o ancora per “poco seri”.
Però, in dicembre 1996 è nata l’ASSOCIAÇÃO
RIO-GRANDENSE DE PROFESSORES DE ITALIANO (ARPI), col fine di riunire gli
insegnanti d’Italiano del Rio Grande do Sul, di promuovere lo sviluppo
dell’insegnamento dell’italiano, la divulgazione della ricerca e dell’esperienza
didattica dei suoi associati, organizzando e partecipando ad incontri,
seminari e convegni e, soprattutto, di promuovere una maggiore professionalizzazione
e qualificazione degli insegnanti del nostro Stato, giacchè
la maggior parte di loro non possiede l’abilitazione minima necessaria
all’insegnamento della Lingua Italiana presso le scuole pubbliche e private.
Oggi, che la nostra credibilità è assicurata, possiamo
dire che siamo cresciuti molto potendo contare già con quasi cento
soci.
Anche se il Rio Grande do Sul è una delle regioni brasiliane che
più ha ricevuto immigranti italiani, la divulgazione ufficiale
e continua della lingua italiana nelle scuole non si è fatta come
ci si aspetterebbe. Soltanto negli ultimi cinque anni la lingua e la cultura
italiana hanno acquistato lo status di lingua straniera moderna presso
la comunità “gaucha” (predominantemente italobrasiliana).
Di fronte a questa realtà, l’ARPI ha cercato di individuare i vari
problemi che non permettevano (e ancora non permettono) alla Lingua Italiana
di diventare una L2 (soprattutto nelle zone d’immigrazione dove le altre
lingue straniere non tradizionali producono una serie di difficoltà
nel loro apprendimento).
Tra le varie attività svolte da quando l’ARPI è stata fondata,
si possono elencare:
- l’elaborazione di un profilo dell’Insegnante di Lingua Italiana che
lavora nel Rio Grande do Sul, rilevando le informazioni presso i nostri
soci e gli altri insegnanti che lavorano sia nelle scuole pubbliche, private,
corsi liberi o università. Per nostra sorpresa, la maggior parte
di coloro che oggi lavorano come insegnanti non ha l’abilitazione minima
per l’esercizio della professione, ossia, non ha i titoli necessari allo
svolgimento della professione: la Laurea in Lettere, requisito minimo
necessario per lavorare nelle scuole pubbliche e private secondo la Legge
di Direttrici Basiche dell’Educazione Nazionale (LDB, Legge n. 9394/96).
Allo stesso tempo, la maggior parte possiede altri tipi di laurea e molti
hanno frequentato corsi di formazione per insegnanti di lingua italiana
come lingua straniera presso varie università italiane. Avendo
conosciuto la realtà dei nostri colleghi delle altre lingue straniere
moderne nel nostro Stato (francese, inglese, spagnolo e tedesco), con
i quali abbiamo fondato la “Comissão Integradora de Associações
de Professores de Línguas Estrangeiras Modernas” (CIAPLEM), abbiamo
scoperto che esiste la possibilità che un insegnante (non abilitato),
che lavora (o vuol lavorare) con l’insegnamento di una di queste lingue,
che abbia una buona conoscenza attestata della stessa e che, soprattutto,
abbia superato uno degli esami riconosciuti dalle università brasiliane,
possa fare la “Complementação Pedagógica” presso
queste università brasiliane. Ossia, l’interessato
avendo superato uno di questi esami in
Brasile o all’estero, può partecipare
alla selezione per l’“ingresso extravestibular”, senza
la necessità di frequentare tutto il corso di Laurea, eliminando
delle discipline, che riducono, in alcuni casi , il numero di ore/lezioni
del quasi 50%. Questa “complementação pedagógica”
permetterà all’insegnante di avere una postilla sul diploma straniero
che gli consentirà di lavorare regolarmente presso le scuole pubbliche
o private, sempre se il “Conselho Estadual de Educação”
di ogni Stato lo permetta e lo regolamenti. L’Università Federale
del Rio Grande do Sul ha offerto l’anno scorso, per esempio, quattro posti
per ogni lingua (inglese, francese, tedesco e spagnolo) per la “complementação
pedagógica”. Però, niente è stato offerto per l’italiano
perché non si conoscevano ancora – almeno nel RS – i diplomi italiani
equipollenti al Nancy, Cambridge, Michigan, Goethe o Salamanca, per esempio,
che erano fino alla pubblicazione della nuova LDB riconosciuti dal Consiglio
Nazionale di Educazione dal Parere nº 1114/79. Questo parere ormai
non ha più validità e tutte le certificazioni vengono direttamente
ammesse dalle università brasiliane che hanno autonomia di decidere
dato che la nuova LDB è più “flessibile e ammette il riconoscimento
delle competenze acquistate fuori del sistema scolastico formale” (Parere
CNE 012/98);
- in marzo 1998, considerando questa realtà e sapendo che
l’Università per Stranieri di Siena ha un Diploma in Competenza
Didattica dell’Italiano a Stranieri (DITALS), l’ARPI ha firmato una Convenzione
con questa università per poter realizzare gli esami a Porto Alegre
con l’intento di qualificare i nostri insegnanti, permettendo a coloro
che sosterranno gli esami di poter aver la “complementazione” presso l’Università
e poter lavorare regolarmente come insegnanti d’italiano presso le scuole.
Per ottenere ciò stiamo in trattative col Settore d’Italiano dell’UFRGS
e col “Conselho Estadual” per regolamentare questa realtà e offrire
agli attuali insegnanti non abilitati una possibilità concreta
e professionale di lavoro;
- allo stesso tempo, per capire se valeva la pena di continuare
su questa strada, l’ARPI ha fatto un’indagine presso tutti i 467 comuni
del Rio Grande do Sul, sulla disponibilità ed interesse di introdurre
la lingua italiana presso le scuole presenti sul territorio sello Stato.
L’indagine è ancora in atto e mira a fare il punto sulla questione
dell’offerta regolare di LEM (tedesco, spagnolo, francese, inglese e italiano
) nel piano di studi della scuola dell’obbligo (di primo e secondo grado
che secondo l’ordinamento scolastico italiano corrisponde alla scuola
elementare, media inferiore e media superiore) nelle scuole pubbliche
e private del nostro Stato. Può fornire, inoltre, dati utili alla
promozione della formazione e qualificazione del corpo docente che lavora
nell’insegnamento dell’Italiano e servire da base per azioni di diversificazione
socio-linguistica e culturale della comunità scolastica “gaucha”,
attraverso l’incentivo al plurilinguismo in conformità alla LDB,
nº 9394/96, art. 26 § 5º e art. 36 direttrice III
; attraverso la regolare offerta di LEM (con reale partecipazione della
comunità scolastica nella scelta della lingua da studiare e pari
possibilità dell’offerta di tutte le LEM). L’ ARPI ha organizzato
quest’indagine e ha deciso di farla perché: lo Stato del Rio Grande
do Sul, per la sua posizione geografica e, soprattutto, per la sua formazione
etnica e culturale, dovrebbe essere uno Stato di pluralità culturale
e linguistica; è previsto dalla legge (LDB) l’incentivo al plurilinguismo,
nonostante “la scelta della LEM da parte della comunità scolastica,
nelle possibilità dell’istituzione”, non stia ancora regolamentata
dalla legge, lasciando le istituzioni e le comunità scolastiche
fragilizzate nell’uso di questo meccanismo democratico;la formazione di
insegnanti di LEM è precaria nel nostro Stato: l’UFRGS, per esempio,
è l’unica nello Stato che offre il corso di laurea in Lettere con
abilitazione in Italiano ; inoltre, il numero dei laureati è insufficiente
in rapporto alla domanda ; la mancanza di insegnanti abilitati è
il problema maggiormente evidenziato dalle autorità scolastiche
comunali, nella proposta di una politica linguistica pluralista e democratica.
Infatti, la maggiore difficoltà presentata dalle istituzioni nella
scelta democratica della LEM è quella della mancanza di insegnanti
abilitati; l’azione del Governo Italiano è stata negli ultimi anni
costante e importante nell’incentivare l’inserzione e la manutenzione
della Lingua Italiana in diverse regioni del pianeta dove esistono discendenti
e/o emigrati italiani.
I risultati parziali di quest’indagine sono i seguenti:
Nº totale di comuni esistenti nel RS 467 100%
Nº totale di questionari risposti 155 33,2%
Nº totale di
scuole esistenti nei 155 municipi indagati: 2.822. Di queste 2.822 scuole,
1.100 hanno una LEM inserita nel piano di studi:
LEM Nº di scuole Percentuale
Tedesco 43, 3,9%
Spagnolo 123, 11,2%
Francese 24, 2,2%
Inglese 841, 76,4%
Italiano 69, 6,3%
TOTALE 1100,
100%
In rapporto all’interesse
da parte delle comunità scolastiche dei 155 Comuni indagati, di
inseire o no l’Italiano nelle scuole, il risultato è stato il seguente:
Comuni che hanno interesse di inserire l’Italiano 75 48,4%
Comuni che non hanno interesse di inserire l’Italiano 55 35,5%
Comuni che non si sono pronunciati a proposito 25 16,1%
I principali motivi
presentati dai 155 comuni per partecipare o no ad eventuali programmi
di inserimento della Lingua Italiana nelle scuole sono stati i seguenti:
45,3%
hanno indicato la mancanza di personale valido (insegnanti abilitati)
e di risorse economiche
18% hanno indicato la mancanza di informazioni sulla proposta, dichiarando
di non avere conoscenza sulle condizioni tecniche ed economiche relative
all’inserimento dell’insegnamento della Lingua Italiana
13,2% hanno indicato preferenza per altre lingue (predominantemente Inglese
e Spagnolo)
10,3% hanno indicato che la popolazione era predominantemente di origine
tedesca
6,6% hanno indicato la mancanza di incentivi da parte del Governo Italiano
in rapporto all’informazione, donazione di materiale, formazione di personale
e risorse logisitiche per l’insegnamento normale della Lingua Italiana
5,4% hanno indicato la mancanza di motivazione ed interesse da parte della
comunità (popolazione senza discendenza italiana)
1,2% hanno indicato mancanza di interesse per il fatto che già
esistono nel comune corsi liberi di italiano a basso costo (perché
sussidiati dal Governo Italiano)
Si deduce da questi
dati – anche se parziali – la necessità di adottare e di far valere
una politica di incentivi (economici, materiali e umani) che permetta
alla comunità scolastica, la possibilità di inserire l’insegnamento
della Lingua Italiana e l’accesso alla formazione e qualificazione del
personale (insegnanti, coordinatori, ecc.) coinvolto nel processo educativo
linguistico, considerate le prerogative determinate nell’attuale LDB,
in rapporto soprattutto alla scelta da parte della propria comunità
scolastica di una determinata lingua straniera e alla possibilità
di offrirla a condizione che esistano insengnanti abilitati nelle scuole.
Allo stesso momento, in maggio 1998, abbiamo presentato un progetto al
Ministero degli Affari Esteri per il “I Corso di Perfezionamento per Insegnanti
d’italiano”. Approvato il progetto, abbiamo organizzato un corso per gli
insegnanti che lavorano nel Rio Grande do Sul e che non hanno ancora l’abilitazione
regolare (circa cento insegnanti provenienti da tutto lo Stato hanno frequentato
il corso). In febbraio 1999, abbiamo presentato un altro progetto al MAE
per il “II Corso di Perfezionamento per Insegnanti d’italiano”. E in maggio
1999 realizzeremo la seconda parte del I Corso a Porto Alegre.
Per proseguire con queste attività e perché crediamo nell’unità
delle azioni per poter riportarci a un mondo più democratico, dove
le informazioni possano arrivare a tutti, vogliamo condividere la nostra
piccola esperienza per arricchire, ringiovanire e incentivare le nuove,
le vecchie e le future iniziative nel campo dell’insegnamento, dell’unione,
della cooperazione e dell’associazionismo.
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