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2.1
Per iniziare
Prima
di iniziare la trattazione del presente percorso, proponiamo un'attività
che cerca di mettere in luce le principali obiezioni che potrebbero essere
mosse alla richiesta di un progetto educativo e di un modo di insegnare
che prendesse in considerazione la motivazione, gli stili e le strategie
di apprendimento degli studenti.
Legga
le seguenti opinioni espresse da diversi insegnanti di lingue e indichi
se le condivide, sì, oppure, no
1)
Ho troppi studenti in classe, devo occuparmi di ognuno di loro per quanto
riguarda la correzione dei test, il recupero individuale, ecc. Figuriamoci
se trovo il tempo e il modo per osservare e poi lavorare sugli stili d'apprendimento
o le abilità di studio di ogni singolo allievo.
2) A me viene richiesto di insegnare la lingua e la cultura e non di fare
lo psicologo.
3) Se ogni studente apprende in modo diverso, ciò che bisogna fare
è attendere che ognuno arrivi ad affinare il proprio metodo di
studio col tempo e attraverso gli stimoli che propongo in classe.
4) È inutile che lo studente sappia il perché di certe scelte
didattiche; il gioco lo conduce l'insegnante e il traguardo si raggiunge
più rapidamente se non si perde tempo in spiegazioni sul metodo,
ecc.
5) Le abilità di studio e l'applicazione delle strategie di apprendimento
necessarie per apprendere meglio sono già in possesso di ogni individuo.
Insegnarle esplicitamente è solo una perdita di tempo. In particolare
con individui che hanno già fatto tanti anni di scuola.
6) Sono altri colleghi coloro che devono insegnare il metodo di studio,
non l'insegnante di lingua. uando abbiamo insegnato come si usa il dizionario
è già sufficiente.
7) Il problema di fondo è che gli studenti non hanno tempo né
voglia di studiare a casa. Se solo si applicassero maggiormente
8) Far ragionare gli studenti sul loro modo di apprendere è come
fargli fare l'esame di coscienza. Con il tempo, a poco a poco, apprenderanno
a lavorare, se già non ne sono capaci.
9) uando gli studenti arrivano al mio corso, già sanno cosa li
aspetta e soprattutto sanno cosa vogliono.
10) Il messaggio dell'insegnante può venire solo attraverso certi
canali e modi di comunicare. Io per insegnare devo parlare e scrivere,
cos'altro dovrei fare?
2.1.1
Motivazione e analisi dei bisogni
Una
delle chiavi di lettura per una corretta interpretazione della moderna
glottodidattica si basa sul concetto di didattica individuale, concetto
che presuppone un altro principio, uello delle differenze tra le persone
nell'apprendimento linguistico.
Al centro del processo didattico vi è lo studente; le azioni del
docente devono prendere le mosse da uesta affermazione che sicuramente
modifica il rapporto privilegiato tra programma e insegnante che ha dominato
l'insegnamento e che ancora lo pervade.
Punto di partenza di uesto percorso è la motivazione dello studente.
All'inizio di un corso, uando non si conosce ancora la classe, diventa
indispensabile sondare le ragioni per cui ogni singolo individuo ha deciso
di partecipare al corso, se di tipo elettivo, e scoprire uali atteggiamenti
ha verso la lingua straniera e il suo apprendimento. È importante,
anche, rilevare dati riguardo alle esperienze pregresse di apprendimento
scolastico delle lingue e più in generale sui livelli di istruzione
raggiunti.
Le attività proposte alla fine del presente percorso possono entrare
a pieno titolo in uesta fase iniziale di conoscenza della classe, che
si può trasformare in occasione per una reciproca presa di coscienza
delle caratteristiche sia degli studenti che dell'insegnante e della sua
metodologia. In sostanza si tratta di un modo per procedere a una compiuta
analisi dei bisogni dei singoli e allo stesso tempo per presentare e iniziare
a insegnare strategie d'apprendimento, nonché i postulati dell'impostazione
metodologica del corso .
Ecco
alcuni ambiti di indagine per una rilevazione delle caratteristiche e
dei bisogni dello studente. Osservi uesti spunti, li integri con altri
e poi crei un'attività basata su domande che possano essere poste
allo studente all'inizio di un corso di lingua.
· Dati personali (nome, età, professione, ecc.)
· Percorso scolastico (diploma, laurea, luogo e data del conseguimento).
· Apprendimento della madrelingua e contatti con altre lingue
(esperienze di bilinguismo in famiglia o nell'ambiente, ecc.)
· Esperienze di apprendimento formale o non formale di una
o più lingue straniere (corsi svolti, diplomi e certificati
conseguiti).
· Livelli di conoscenza di altre lingue.
· Metodologia adottata a scuola per l'apprendimento/insegnamento
di un'altra lingua straniera (le esperienze scolastiche avute, non
solo in ambito linguistico, formano abitudini e meccanismi di apprendimento
che spesso contrastano con la metodologia adottata nel corso di lingua
che si sta per seguire).
· Ricordi e sensazioni legati a uelle esperienze pregresse.
· Inclinazioni e preferenze nell'apprendere la lingua straniera
(si veda l'attività Come impari una lingua a fine percorso).
· Percezione delle proprie caratteristiche come studente di
lingua (si ritiene un bravo studente di lingua? E perché?).
· Motivazioni alla base della scelta di studiare la lingua
(meno rilevante se si tratta di percorsi curricolari obbligatori).
· Motivazione intrinseca alla lingua (la lingua oggetto di
studio piace, non piace e perché?).
|
Le
ragioni che spingono un individuo ad avvicinarsi allo studio di una lingua
straniera sono varie, molto dipende dalle scelte, dalle caratteristiche
e dai bisogni personali.
Nel momento della scelta una rilevanza non trascurabile, anzi determinante,
ha il ruolo internazionale di uesta lingua, il suo prestigio culturale
ed economico, le caratteristiche della società del paese o dei
paesi dove si parla uella lingua, le politiche adottate dai governi per
la sua diffusione, ecc.
Nel caso dell'italiano come lingua straniera, ad esempio, il panorama
è decisamente mutato nel tempo. Sono sempre più numerosi
gli studenti che vi si avvicinano perché residenti in Italia per
motivi di lavoro, studio o altro. Allo stesso modo sono varie le motivazioni
che spingono centinaia di migliaia di persone all'estero a intraprendere
un'esperienza di studio della lingua italiana e si allontanano dal cliché
di lingua della cultura che l'italiano portava con sé fino a tempi
non lontani .
In uno studio pubblicato nel 1974 Gardner crea un modello di analisi delle
caratteristiche motivazionali riferito a studenti di francese che può
essere applicato a situazioni più generali. Si basa su uattro categorie
principali:
1 gli atteggiamenti verso le popolazioni che parlano la lingua,
2 le caratteristiche legate al corso (gli atteggiamenti verso l'apprendimento
di uella lingua e in particolare il rapporto con l'insegnante e il corso);
3 gli indici motivazionali (le ragioni che spingono lo studente a studiare
la lingua, gli scopi perseguiti e l'intensità dello sforzo profuso
per apprenderla. Le ragioni possono modificarsi durante il percorso di
apprendimento ed essere dunue in parte diverse rispetto alle motivazioni
iniziali);
4 gli atteggiamenti generalizzati (interesse per le lingue straniere e
caratteristiche personali del discente, come ad esempio il bisogno di
successo).
In un passato non troppo lontano i bisogni dei discenti erano determinati
in via uasi esclusiva dal docente il cui punto di riferimento era il programma,
una sorta di testo sacro che determinava le scelte e scandiva i tempi
del processo d'insegnamento. Il programma, il sillabo, il curricolo rimangono
ancor oggi fondamentali nell'insegnamento delle lingue in contesti formali,
come le università, le scuole, ecc., ma l'enfasi viene sempre più
posta sulla costruzione di percorsi didattici individualizzati alla cui
base sta proprio l'analisi dei bisogni dello studente .
Una definizione di "bisogno" in campo glottodidattico si impone.
I bisogni linguistici degli studenti non possono più essere circoscritti
al prodotto, cioè alla capacità di produrre lingua in determinate
situazioni; uindi l'enfasi non è più posta solo su uale
grammatica insegnare, uale lessico, uali abilità e sottoabilità
specifiche e trasversali, ecc. L'ambito dell'intervento del docente e
la dimensione investigativa che lo può portare a definire i bisogni
del discente devono abbracciare molti più livelli di tipo affettivo
e cognitivo, così come di tipo tecnico-pratico (l'utilizzo degli
strumenti telematici, ad esempio).
In una dimensione d'apprendimento moderna il discente si trova a essere
il protagonista indiscusso del processo d'apprendimento e per di più
un protagonista in grado di collaborare con responsabilità al proprio
percorso di formazione, nella ricerca di un'autonomia critica che possa
permettergli di trarre vantaggio da situazioni d'apprendimento non più
esclusivamente dirette dal docente, ma frutto della collaborazione con
i compagni in classe o di momenti di formazione autodiretta.
L'analisi dei bisogni di un tale apprendente dovrà prendere in
considerazione elementi legati oltre che alla motivazione, alle aspettative
e alle esperienze educative pregresse, alle attitudini, alla personalità,
alla consapevolezza del proprio ruolo e agli stili d'apprendimento.
2.1.2
Gli stili d'apprendimento
Il
nostro percorso di analisi degli elementi necessari per un'efficace didattica
della lingua attraverso le nuove tecnologie ci porta a prendere in considerazione
una delle frontiere più interessanti della moderna ricerca linguistica:
gli stili d'apprendimento.
La glottodidattica fondata su un ruolo centrale dell'allievo e la necessità
di percorrere strade che portino a migliorare le conoscenze dei propri
studenti da parte dell'insegnante vedono nell'analisi dei bisogni un punto
di forza.
L'osservazione dei comportamenti dei discenti può condurre a esplorare
ambiti ancora più profondi e costringe l'insegnante a dotarsi di
ulteriori competenze come uelle riguardanti la capacità di individuare
gli stili cognitivi .
Alcuni modelli di analisi degli stili cognitivi possono essere utili per
un primo approccio.
Il modello proposto da Ken Willing prende in considerazione due aspetti:
la dipendenza/indipendenza dal campo e l'attività/passività.
Uno studente indipendente dal campo si rapporta con la realtà,
la studia e la comprende riuscendo a isolare le informazioni aggiuntive
date dal reale, il campo, e che lo distraggono da ciò su cui è
concentrato. Ha la capacità di analizzare in modo metodico e lineare,
è accurato e preciso, seziona, segmenta il problema e lo analizza
nei suoi vari aspetti. Il discente dipendente dal campo coglie inizialmente
la realtà con uno sguardo d'insieme, nella sua globalità,
per poi scendere verso il particolare, tende a un apprendimento naturale
della lingua, all'acuisizione per dirla con Krashen, e meno allo studio
formale della lingua, all'apprendimento.
Proponiamo una tabella riassuntiva del modello .
Indipendenti
dal campo
| ConformistiStudenti
orientati verso l'autorità, dipendenti dalla classe, attivati
da stimoli visivi. |
ConvergentiStudenti
analitici, solitari, non dipendenti dalla classe, stimolati da discorsi
sulla lingua. |
| ConcretiStudenti
orientati verso la classe, favorevoli a giochi e gruppi, socievoli. |
ComunicativiStudenti
orientati fuori della classe, favorevoli a situazioni reali, forniti
di molte abilità. |
Dipendenti
dal campo
Saper
riconoscere lo stile d'apprendimento degli studenti può mettere
in condizione il docente di valutare come indirizzare il lavoro in classe
e uali indicazioni dare per eventuali attività in autoapprendimento.
Ma soprattutto permette di intervenire per aiutare lo studente a sviluppare
le proprie strategie di apprendimento.
Ogni individuo presenta tratti più o meno sviluppati, tuttavia
raramente ci si trova di fronte a studenti in cui un modello, uno stile
di apprendimento prevale al punto da risultare totalizzante, da non
permettere al discente di utilizzare strategie proprie degli altri stili.
uesti studenti, così nettamente caratterizzati, sono spesso uelli
che si trovano in difficoltà, lenti nell'apprendimento, scarsamente
efficaci. Ad esempio è facile ipotizzare che uno studente convergente
farà fatica ad abituarsi e a cogliere le opportunità offerte
dall'apprendimento collaborativo, dal lavoro di coppia o di gruppo,
dall'applicazione di modalità operative ispirate a una concezione
dell'apprendimento linguistico come momento sociale, dall'interiorizzazione
di strategie, uale la negoziazione, come espressioni di una crescita
di gruppo. Compito dell'insegnante sarà, allora, uello di cercare
di orientare lo studente in uesta direzione attraverso un percorso che
lo possa rendere consapevole delle potenzialità delle strategie
che lui non conosce.
Il compito può risultare particolarmente arduo in presenza dei
cosiddetti leader negativi che a volte sono apprendenti particolarmente
efficaci e sicuri delle proprie capacità e che rifiutano di aprirsi
a nuove strategie: è di nuovo il caso di un apprendente convergente,
ad esempio.
Sono diversi altri i modelli elaborati per definire gli stili cognitivi
e l'ambito di ricerca è in costante fermento .
2.1.3
La bimodalità
Negli ultimi anni la glottodidattica è andata arricchendosi di
contributi che le sono giunti da ambiti disciplinari apparentemente
distanti, ma che le si avvicinano in modo sorprendente e anzi assumono
tratti di propedeuticità per qualsiasi discorso legato all'apprendimento
delle lingue .
Non si tratta di per sé di una novità, in quanto la glottodidattica
è sempre stata attenta e a volte asservita ad altre discipline
più o meno affini uali la linguistica teorica. Ciò che
vi è di nuovo è il tipo di contributo che mira a mettere
in luce i meccanismi profondi del funzionamento del cervello per quanto
riguarda l'apprendimento linguistico.
Riprendiamo e approfondiamo alcuni aspetti già citati nel primo
percorso di uesto testo: una delle teorie principali è la teoria
della bimodalità , secondo la uale la lingua attiva sia l'emisfero
sinistro del cervello sia uello destro che operano attraverso modalità
diverse.
Alla teoria della bimodalità si associa uella della direzionalità
secondo la uale le informazioni arrivano al cervello passando dall'emisfero
destro a uello sinistro. Ciò implica in glottodidattica una serie
di accorgimenti e di scelte metodologiche ben precisa, ad esempio l'utilizzo
di strategie di tipo induttivo o di modelli operativi uali l'unità
didattica.
Riportiamo alcune tabelle che riassumono i tratti tipici delle modalità
sinistra e destra.
Caratteristiche
generali della modalità sinistra e destra
|
Tratti Modalità Sinistra
|
Tratti
Modalità Destra
|
|
Linguaggio
|
Comprensione
del linguaggio metaforico
|
|
Memoria
verbale
|
Percezione
visiva
|
|
Significato
denotativo
|
Memoria
visiva
|
|
Attività
intellettuali
|
Attività
intuitive
|
|
Pensiero
convergente
|
Pensiero
divergente
|
|
Astrazione
|
Concretizzazione
|
|
Analisi
|
Sintesi
|
Caratteristiche
verbali della modalità sinistra e destra
|
Caratteristiche
verbali Modalità Sinistra
|
Caratteristiche
verbali Modalità Destra
|
|
Fonologia,
morfologia e sintassi
|
Struttura
prosodica
|
|
Relazioni
formali tra le parti di una frase
|
Intento
espressivo della frase (dichiarazione , comando, ecc.)
|
|
Significato
letterale
|
Significato
metaforico
|
|
Varianti
stilistiche
|
Umorismo
verbale
|
Ecco
come ueste caratteristiche modali si esprimono nei comportamenti
|
Individuo
predisposto verso l'M/SN
|
Individuo predisposto verso l'M/DS
|
|
È
più propenso a comunicare verbalmente.
|
È
meno propenso a parlare correttamente e più propenso ad usare
la comunicazione corporea (gesto, espressioni del viso, ecc.).
|
|
Ha
un repertorio lessicale variato e ricco.
|
Ha
un repertorio lessicale scarso.
|
|
Riconosce
facilmente le discriminazioni fonetiche.
|
Trova
difficile discriminare i suoni verbali.
|
|
Ha
un controllo limitato degli elementi prosodici del linguaggio.
|
Ha
un controllo elevato degli elementi prosodici.
|
|
Riconosce
difficilmente i dettagli nelle figure incomplete.
|
Riesce
facilmente a completare una figura incompleta nei suoi dettagli.
|
|
Ha
maggior capacità di decifrare un input verbale.
|
Ha
maggior capacità di decifrare un input visivo.
|
|
Ha
maggior capacità di memorizzare nozioni grammaticali astratte.
|
Ha maggior capacità di memorizzare concetti anziché
strutture grammaticali.
|
|
Preferisce
compiti logici.
|
Preferisce
compiti intuitivi.
|
Molti
insegnanti sono ormai al corrente di uesti contributi e cercano di farli
propri integrandoli nell'attività didattica. Ciò costituisce
una fondamentale novità nel panorama glottodidattico, infatti fino
a un recente passato un grosso limite dell'insegnamento, non solo delle
lingue straniere, era uello causato dalla prevalenza, se non dall'esclusività
di approcci didattici e tecniche miranti a colpire, in modo inconsapevole,
uasi esclusivamente l'emisfero sinistro, lasciando inutilizzate o quanto
meno sottoutilizzate le potenzialità dell'emisfero destro.
Oltre a una minore efficacia generale dell'azione didattica uesto comportava
il generarsi di difficoltà di apprendimento in individui particolarmente
dotati di caratteristiche "da emisfero destro".
In un'ottica di rafforzamento dell'autonomia dello studente e del conseguente
affinamento delle strategie di apprendimento, poter lavorare su aspetti
di uesto genere può contribuire in maniera significativa a migliorare
i risultati degli studenti.
A ciò contribuiscono i materiali didattici che a volte, sebbene
purtroppo non con sufficiente freuenza, presentano caratteristiche che
si ispirano a ueste convinzioni.
2.1.4
I sistemi di rappresentazione della realtà
I
due emisferi funzionano in maniera diversa nell'elaborazione delle informazioni
che giungono al cervello. E in maniera diversa l'essere umano le riceve.
La percezione della realtà passa attraverso i nostri sensi: noi
apprendiamo attraverso i nostri sensi ed essi influenzano non solo la
percezione di un input esterno, ma anche una molteplicità di attività
legate al pensiero a livello interiore.
uando pensiamo, mettiamo in funzione uno o più sensi, così
come uando ricordiamo attiviamo modalità di pensiero strettamente
legate alle percezioni sensoriali.
Pensiamo a una lezione di lingua straniera che abbiamo svolto o ricevuto
o a qualsiasi altra situazione vissuta: ualcuno di noi ricorderà
prima di tutto i volti, altri ricorderanno ciò che è stato
detto, altri ancora le sensazioni ricevute, ualcuno i gusti e gli odori.
Il tipo di lingua che usiamo spesso denuncia le nostre inclinazioni, perché
è certo che ogni individuo possiede capacità di utilizzare
i propri sensi e uindi modalità di rappresentazione della realtà
che si fondono in un euilibrio del tutto particolare: ognuno di noi esprime
anche in uesto la propria unicità.
Accettare uesto semplice dato di fatto e spostarlo su un piano didattico
può contribuire a meglio conoscere gli studenti e ad aiutarli a
mettere in atto un più proficuo processo di apprendimento.
Un contributo interessante ci giunge dalla PNL, la Programmazione Neurolinguistica,
che definisce sistemi di rappresentazione i modi in cui assumiamo, immagazziniamo
e codifichiamo l'informazione nelle nostre menti .
I sistemi di rappresentazione non si escludono a vicenda: si può
allo stesso tempo visualizzare ad esempio un ricordo e associarvi le sensazioni
che esso suscita o i suoni e, perché no i sapori e gli odori, anche
se può risultare difficile farlo a livello conscio.
Alcune persone hanno una forte predominanza di un sistema di rappresentazione
sugli altri; nel caso del contesto della classe si tratta spesso di studenti
in difficoltà, così come già visto per gli emisferi
del cervello. La didattica tradizionale non aiuta certo né a comprendere,
né a proporre metodologie di intervento che assistano uesti casi.
In uest'ottica risulterà opportuno e didatticamente utile riflettere
su come il mondo della multimedialità e della ipermedialità,
con le innumerevoli occasioni di interazione che lì vengono offerte,
fornisca gli input, le informazioni al nostro cervello.
Certamente le sollecitazioni del modello tradizionale di lezione frontale
favoriscono gli individui che presentano particolarmente sviluppato il
sistema di rappresentazione auditivo. Il professore che parla e si aspetta
che l'informazione possa essere ugualmente compresa da tutti coloro che
conoscono la lingua usata nella lezione è una modalità d'insegnamento
che in realtà può portare all'esclusione di molti allievi,
di uelli che sono prevalentemente visivi e soprattutto dei cinestesici.
Uno studente che presenti tratti esclusivamente auditivi o visivi o cinestesici
dovrà essere portato a concentrarsi su un rieuilibrio tra i tre
sistemi; da uesto punto di vista diventa fondamentale il contributo che
l'insegnante può fornire attraverso un'azione didattica attenta
a uesti aspetti.
Un utile strumento può rivelarsi la presentazione di materiali
multimediali che stimolano contemporaneamente più ambiti sensoriali.
2.1.5
Autonomia di apprendimento
L'analisi
dei bisogni ha messo in luce come lo studente partecipi in maniera attiva
alle decisioni riguardo al percorso formativo.
Uno studente responsabile o quanto meno co-responsabile del proprio percorso
ha bisogno di molte più conoscenze rispetto al passato. Gli ambiti
sono molteplici: dalla consapevolezza dei meccanismi di funzionamento
della lingua alla consapevolezza di come si impara una lingua, a una competenza
di tipo metodologico (ad esempio una competenza metalinguistica, ma anche
glottodidattica di base).
Il raggiungimento dell'autonomia è da intendersi come un processo
acuisitivo al pari di quanto avviene per altre componenti dell'educazione
linguistica (il lessico, la grammatica, le abilità).
È per uesto che sezioni dedicate alle strategie di apprendimento
e alle abilità di studio, oltre a percorsi di sensibilizzazione
sui processi di apprendimento, sono entrati a far parte dei corsi di lingua
più recenti .
L'autonomia dello studente è dunue frutto di un processo d'insegnamento
vero e proprio e l'insegnante deve agire in uesto ambito nella piena consapevolezza
del suo ruolo. L'obiettivo è l'autonomia, ma per giungervi è
indispensabile il contributo dell'insegnante che agisce per determinare
e sviluppare, in collaborazione con lo studente, gli obiettivi e le strategie
per l'apprendimento, contribuisce a modificare e ottimizzare i meccanismi
e gli approcci dello studente, consigliando e mettendo a disposizione
le proprie conoscenze .
Holec definisce l'autonomia come "l'abilità di farsi carico
del proprio apprendimento". Parole impegnative per un percorso spesso
lungo e complesso, i cui tempi sono programmati e verificati dallo studente
stesso che deve sviluppare tra le altre competenze proprie dell'autonomia
anche la capacità di programmare il proprio percorso e, dove possibile,
di autovalutarne le fasi o, se necessario, di valutarle avvalendosi dell'aiuto
dell'insegnante.
L'autonomia di apprendimento risponde anche a un'altra necessità,
allo stesso tempo uno dei più alti obiettivi di molte società
contemporanee: la "costruzione" di individui/cittadini critici
in grado di cogliere, comprendere e condividere le scelte e i valori di
fondo della società. Nel nostro caso le scelte democratiche possono
essere sostenute e aiutate attraverso un'educazione mirante all'autonomia
critica, allo sviluppo di valori legati alla collaborazione, alla cooperazione
e alla solidarietà, al miglioramento di capacità cognitive
di alto livello, alla crescita di competenze comunicative e di abilità
tecniche legate all'uso delle nuove tecnologie, ecc.
2.1.6
Le strategie d'apprendimento
Prima
di entrare nel vivo della determinazione di uali strategie d'apprendimento
siano importanti per le lingue straniere e per un loro insegnamento, si
impone la necessità di definire il concetto di strategia d'apprendimento.
Scrive Oxford [nostra traduzione]:
le strategie d'apprendimento linguistico [sono] azioni specifiche, comportamenti,
step o tecniche che gli studenti (spesso intenzionalmente) usano per migliorare
il loro progresso nello sviluppo delle abilità nella L2. ueste
strategie possono facilitare l'interiorizzazione, l'immagazzinamento,
il recupero o l'uso delle nuove conoscenze linguistiche.
Anche Wenden e Rubin si esprimono in modo simile :
[
] Il termine strategie d'apprendimento si riferisce ai comportamenti
per l'apprendimento linguistico che gli studenti mettono realmente in
atto per imparare e regolare l'apprendimento di una seconda lingua. uesti
comportamenti per l'apprendimento linguistico sono stati chiamati strategie.
Prendendo in esame più in dettaglio alcune caratteristiche delle
strategie di apprendimento, Oxford in un lavoro precedente notava che
esse consentono ai discenti di diventare più autonomi, sono dirette
alla soluzione dei problemi e coinvolgono molti aspetti non solo uelli
cognitivi.
Altra caratteristica interessante è che possono essere insegnate
e che uindi espandono il ruolo dell'insegnante.
La finalità dell'insegnamento/apprendimento di ueste strategie
non si limita al miglioramento della competenza comunicativa: è
stato infatti suggerito da varie ricerche che un tale addestramento può
aiutare i discenti a diventare migliori studenti di lingua, studenti più
efficaci .
Sono molte le strategie di apprendimento possibili e negli ultimi anni
si sono moltiplicati i sistemi di classificazione. Ne presentiamo ui due
uali esempi possibili e autorevoli, nella convinzione che anche uesto
sia un ambito di riflessione degno di essere sviluppato da parte del moderno
insegnante di lingua.
Oxford propone una classificazione in cui le strategie vengono divise
in due gruppi principali, dirette e indirette, e sei sottogruppi: strategie
metacognitive, affettive, sociali, cognitive, mnemoniche, compensative.
Strategie
dirette
1 Mnemoniche
a Creare collegamenti mentali.
b Applicare immagini e suoni.
c Ripassare bene.
d Mettere in atto le azioni.
2
Cognitive
a Esercitarsi.
b Strategie per ricevere e inviare messaggi.
c Analizzare e ragionare.
d Creare strutture per l'input e l'output.
3
Strategie di compensazione
a Indovinare in modo intelligente.
b Superare le limitazioni nel parlato e nello scritto.
Strategie
indirette
1 Metacognitive
a Tarare l'apprendimento.
b Organizzare e progettare l'apprendimento.
c Autovalutare l'apprendimento.
2
Affettive
a Abbassare l'ansia.
b Autoincoraggiarsi.
c Rendersi conto del proprio stato emotivo.
3
Sociali
a Fare domande.
b Cooperare con gli altri.
c Entrare in rapporto con gli altri.
Un'altra
classificazione è uella di H. H. Stern , in cui sono cinue le aree
delle strategie principali .
1
Strategie di gestione e di programmazione
Lo studente deve farsi carico del proprio processo d'apprendimento, con
l'assistenza dell'insegnante che funge da consigliere e da punto di riferimento.
Lo studente deve prendere decisioni sull'importanza che vuole assegnare
all'esperienza formativa e uindi fissarsi obiettivi che siano raggiungibili,
scegliere la via, la metodologia per raggiungerli, valutare poi il percorso
alla luce di quanto prefissato.
2
Strategie cognitive
Eccone alcune: chiarificazione/verifica, inferenza induttiva e previsione,
ragionamento di tipo deduttivo, pratica, memorizzazione, monitoraggio.
3
Strategie comunicative esperienziali.
Sono le strategie necessarie per poter comunicare in caso di difficoltà
o come completamento della comunicazione verbale: gesticolare, fare perifrasi,
riformulare le frasi, chiedere di ripetere o chiedere spiegazioni, utilizzare
la mimica facciale, ecc.
4
Strategie interpersonali
Si riferiscono alla capacità di entrare in contatto con la cultura
della lingua obiettivo, di sviluppare strategie per una comunicazione
appropriata nel rispetto della cultura del paese, nonché di monitorare
e valutare quanto prodotto.
5
Strategie affettive
Sono le strategie che permettono di superare i filtri affettivi che possono
insorgere nel percorso di apprendimento linguistico: demotivazione e frustrazione,
problemi di accettazione della cultura della L2. L'apprendente deve imparare
a mettere in atto le strategie che possano prevenire, conoscendone i tratti,
situazioni di stress affettivo che impediscono un corretto processo di
apprendimento.
Sempre
secondo Oxford l'addestramento all'uso delle strategie d'apprendimento
dovrebbe essere basato sui bisogni e le attitudini degli studenti che
dovrebbero avere a disposizione molto tempo per le attività che
promuovono ueste strategie.
Nel corso di uesto processo di insegnamento/apprendimento l'insegnante
ricopre un ruolo di primaria importanza in quanto gli viene richiesto
di osservare attentamente i comportamenti degli studenti alla ricerca
di uelle indicazioni che possano far scegliere le giuste strategie di
apprendimento.
E torniamo nuovamente agli stili di apprendimento : ad esempio uno studente
prevalentemente visivo preferirà apprendere attraverso le mappe
mentali, la lettura, prendere appunti, tenere un diario, organizzare i
concetti sotto forma di tabelle. Di conseguenza l'insegnante dovrà
privilegiare le strategie che possano mettere in pratica ueste forme:
visualizzazione, esempi concreti, tabelle, griglie, metafore.
Per uno studente auditivo invece saranno più importanti gli esercizi
di ascolto, le discussioni in classe e di conseguenza le strategie d'insegnamento
saranno le spiegazioni orali di tabelle e diagrammi, i riassunti e le
esposizioni orali, fasi di brainstorming orale prima delle attività
di lettura, ascolto, scrittura.
Il cinestesico invece preferirà il role play e le drammatizzazioni,
gli approcci problem-solving. I compiti saranno dunue orientati alla performance,
all'uso dell'evidenziazione e del disegno.
Come abbiamo già più volte avuto modo di sottolineare, l'obiettivo
di qualsiasi intervento didattico non è uello di consolidare e
sviluppare le tendenze naturali del discente a scapito delle altre forme
di apprendimento, bensì di potenziare e ottimizzare tutte le possibili
risorse. Ne consegue l'enorme importanza delle strategie di apprendimento.
È ora necessario cercare di passare a una dimensione maggiormente
applicativa di ueste teorie; la presentazione di uno dei lavori di Chamot
e O'Malley può servire da ponte prima di affrontare uesta tematica
nel paragrafo seguente.
Alcuni interessanti studi condotti in aree disciplinari non linguistiche,
hanno portato i due autori a elaborare un approccio che hanno chiamato
CALLA (Cognitive Academic Language Learning Approach) . Risulta interessante,
ai fini di un'introduzione a uesto affascinante ambito di ricerca, riportare
in traduzione la lista delle strategie di apprendimento insegnate nel
CALLA .
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Strategie
metacognitivePre-organizzazionePre-preparazionePianificazione dell'organizzazioneAttenzione
selettivaAutomonitoraggioAutovalutazioneAutogestione
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Prevedere
le idee principali e i concetti del materiale da apprendere,spesso
leggendo rapidamente il testo per scopi organizzativi.Provare la
lingua necessaria per svolgere un compito orale o scritto.Pianificare
le parti, la seuenza e le idee principali da esprimere oralmente
o per iscritto.Prestare attenzione e cercare parole chiave, espressioni,
marcatori del discorso, frasi o tipi di informazione. Controllare
la comprensione durante l'ascolto o la lettura o controllare la
produzione scritta mentre si sta scrivendo.Giudicare la propria
performance nell'esecuzione di un compito.Ricercare o organizzare
le condizioni che aiutano a imparare, come trovare le opportunità
per una pratica linguistica aggiuntiva o per ulteriore pratica sui
contenuti.
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Strategie
cognitiveUsare risorseRaggrupparePrendere appuntiRiassumereDedurreCrearsi
immaginiRappresentare in modo auditivoElaborareTrasferireInferire
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Usare
materiali di riferimento come dizionari, enciclopedie o manuali.Classificare
parole, terminologia, numeri o concetti a seconda dei loro attributi.Scrivere
parole chiave o concetti in forma abbreviata di tipo verbale, grafico
o numerico.Fare un riassunto mentale o scritto delle informazioni
ottenute attraverso l'ascolto o la lettura.Applicare le regole per
capire o produrre lingua o risolvere i problemi.Usare immagini visive
(mentali o reali) per capire e ricordare nuove informazioni o per
crearsi una rappresentazione mentale di un problema.Riascoltare
nella mente il suono di una parola, espressione o dato in modo tale
da aiutare la comprensione e il ricordo.Collegare le nuove informazioni
a conoscenze già acuisite, collegare l'una all'altra diverse
parti delle nuove informazioni o fare associazioni personali significative
con le nuove informazioni.Usare ciò che già si sa
sulla lingua per aiutare la comprensione e la produzione.Usare le
informazioni contenute nel testo per indovinare i significati di
nuovi esponenti linguistici, predire risultati o completare parti
mancanti.
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Strategie
sociali e affettive Fare domande per ricevere chiarimentiCooperareAutoconvincersi
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Elicitare
dall'insegnante o dai compagni spiegazioni aggiuntive, perifrasi,
esempi o convalide.Lavorare insieme con i compagni per risolvere
un problema, ottenere informazioni, controllare un compito eseguito
o ottenere un feedback su una performance orale o scritta.Ridurre
l'ansia usando tecniche mentali che fanno sentire all'altezza del
compito da svolgere.
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2.2
Abilità e tecniche di studio nel curricolo di lingua straniera
Il
discorso fin ui condotto tenta di rafforzare un'impostazione metodologica
che conduce allo sviluppo dell'autonomia dello studente attraverso un
percorso mirante alla presa di coscienza delle strategie di apprendimento
necessarie per diventare dei bravi studenti di lingua.
La traduzione pratica di ueste idee è data da un incontro sinergico
tra vari componenti dell'insegnamento: da un lato lo sviluppo coerente
di un sillabo relativo alle abilità di studio, dall'altro, per
permetterne un monitoraggio cosciente da parte dello studente, l'impiego
e la spiegazione delle tecniche adottate dall'insegnante durante l'azione
didattica. Esse vengono poi riassunte nel sillabo delle abilità
di studio.
Ad esempio: se all'inizio di un corso di lingua con studenti principianti
risulta difficile condurre in maniera corretta attività di ascolto
perché gli studenti vogliono leggere il testo mentre ascoltano,
sarà compito dell'insegnante spiegare come uest'impostazione impedisce
nei fatti un adeguato e coerente sviluppo dell'abilità di ascolto.
Oltre ai due elementi citati risulta indispensabile impostare l'insegnamento
in modo da sfruttare al meglio le preconoscenze linguistiche, culturali
e strategiche dello studente. Gli stereotipi culturali, ad esempio, possono
rappresentare una risorsa su cui innestare lo sviluppo di un percorso
basato sulla convinzione che lo studente non può in alcun modo
essere considerato una tabula rasa, un bicchiere da riempire .
uella che segue è una lista di possibili abilità e tecniche
di studio che potrebbero rientrare in un sillabo specifico all'interno
di un percorso di insegnamento di una lingua straniera mirante allo sviluppo
di uno studente autonomo.
Indichi
con sì le abilità e tecniche di studio che ritiene importanti
e che già fanno parte del suo programma o che inserirebbe e con
una no uelle che invece non ritiene importanti.
· Organizzare il lavoro in classe e a casa attraverso l'uso
del libro di testo e delle sue diverse componenti (indice, seuenza
dei materiali, appendici, tabelle riassuntive), diari e piani di lavoro.
· Relazionarsi e collaborare con l'insegnante e i compagni.
· Strategie per migliorare non solo le conoscenze linguistiche
e culturali, ma anche le tecniche e abilità di studio.
· Strategie di previsione e anticipazione.
· Strategie di elicitazione.
· Strategie di inferenza.
· Comprensione globale e dettagliata di un testo orale o scritto.
· Dedurre il significato dal contesto.
· Indovinare il significato di parole sconosciute.
· Riconoscere gli elementi di coesione del testo.
· Identificare la frase centrale.
· Identificare i paragrafi.
· Identificare i temi e le parole chiave.
· Fare previsioni utilizzando il titolo.
· Usare le foto, la grafica e l'impaginazione per favorire
la comprensione.
· Riconoscere la struttura logica di un testo.
· Imparare parole nuove.
· Sviluppare tecniche per la memorizzazione.
· Sviluppare tecniche per la rappresentazione mentale visiva,
auditiva, emozionale di parole, concetti, informazioni.
· Usare il titolo, il paragrafo, le frasi iniziali e finali
per comprendere un testo.
· Sintetizzare informazioni eliminando uelle superflue.
· Collegare le frasi.
· Ricostruire un testo oralmente o per iscritto attraverso
le immagini.
· Prendere appunti ascoltando.
· Prendere appunti leggendo.
· Rielaborare appunti.
· Prendere appunti eliminando il superfluo.
· Predisporre una scaletta.
· Predisporre mappe concettuali.
· Riscrivere un testo come riassunto.
· Elaborare un testo partendo da appunti.
· Riconoscere il tipo di testo.
· Riconoscere i personaggi, il narratore, l'intenzione
dell'autore per scopi linguistici.
· Riconoscere e utilizzare i prefissi e i suffissi.
· Comprendere la metalingua.
· Riconoscere e utilizzare i marcatori del discorso orale.
· Comprendere ed elaborare la formazione delle parole: dei
sostantivi, degli aggettivi, degli avverbi, dei verbi.
· Riconoscere e utilizzare le derivazioni delle parole e le
filiazioni:dal sostantivo all'aggettivo o avverbio; dall'aggettivo
al sostantivo; dal verbo al sostantivo, ecc.
· Utilizzare la perifrasi.
· Strategie lessicali per la comprensione e l'utilizzo di sinonimi
e contrari.
· Strategie lessicali per la comprensione e l'utilizzo di omografi
e parole polisemiche.
· Strategie lessicali per la comprensione e l'utilizzo di parole
composte.
· Strategie lessicali per la comprensione e l'utilizzo della
seriazione di parole.
· Strategie lessicali e testuali per la comprensione e l'utilizzo
di modi di dire.
· Comprendere i limiti d'uso delle parole: termini desueti,
settoriali, ecc.
· Strategie sociolinguistiche: riconoscere e utilizzare i vari
registri.
· Compensare la comunicazione attraverso i gesti o altri strumenti
non verbali.
· Collegare le frasi: le congiunzioni subordinanti e coordinanti.
· Conoscere e applicare tecniche di testing.
· Usare il dizionario monolingue.
· Usare il dizionario bilingue.
· Selezionare e usare strumenti di consultazione uali grammatiche
di riferimento, enciclopedie, siti web, ipertesti multimediali, atlanti.
· Comprendere e utilizzare tabelle, grafici, istogrammi,
diagrammi.
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2.3
Strumenti pratici per la valutazione e l'autovalutazione dello studente
L'attività
che segue propone una riflessione su ambiti dello studio della lingua
con cui occorre fare i conti, sia in contesti di esclusivo apprendimento
formale (in situazione LS a scuola, all'università, ecc.), sia
uando lo studente può integrare attraverso corsi un'esposizione
diretta con la lingua nell'ambiente in cui vive (L2), ma anche uando si
impara una lingua straniera tramite la sola esposizione a essa, senza
l'appoggio di un insegnamento formale.
Alla fine dell'attività l'insegnante dovrebbe riflettere insieme
agli studenti sulle risposte fornite.
In realtà non esiste un modo migliore degli altri per imparare
una lingua, ogni persona è diversa e assume comportamenti diversi.
quanto è importante sottolineare è che apprendere una lingua
significa sviluppare le competenze collegate a tutti uesti ambiti senza
esclusione, ma sempre con le dovute distinzioni: ad esempio, a volte la
scrittura può risultare meno rilevante rispetto alla comunicazione
orale o viceversa, ma lo sviluppo delle competenze legate a ognuna è
parte di un apprendimento della lingua corretto e quanto più possibile
completo.
Altra riflessione auspicabile riguarda i livelli di conoscenza della lingua
e gli scopi per cui la lingua viene appresa: un adulto principiante o
un bambino all'inizio dello studio della lingua possono trovare più
necessario apprendere il lessico, sviluppare l'ascolto e praticare la
pronuncia rispetto a svolgere una compiuta riflessione sulla lingua, mentre
l'analisi delle strutture può divenire più rilevante con
il passaggio a livelli superiori di conoscenza linguistica. Allo stesso
modo un centralinista che deve apprendere la lingua per svolgere al meglio
il proprio lavoro avrà esigenze diverse rispetto al ricercatore
universitario di filosofia che impara il tedesco per leggere i testi di
Nietzsche in originale.
Come ultimo elemento, ma certamente non per uesto di minor importanza,
vi è la necessità di portare l'attenzione sulle strategie
di apprendimento di ciascun discente. Inizialmente, spesso risulta difficile
far comprendere che oltre a imparare una lingua si può, anzi si
deve, concentrare gli sforzi sul miglioramento delle tecniche e delle
strategie di apprendimento. uesto avviene soprattutto nel caso di adulti
abituati a comportamenti d'apprendimento di tipo tradizionale. Persone
che hanno, ad esempio, studiato nel loro passato scolastico una lingua
straniera moderna come se fosse una lingua classica, cioè attraverso
la traduzione da e verso la lingua target.
Da ui deriva, da parte di tanti studenti, la pressante richiesta di esposizione
a un tipo di insegnamento basato sulle funzionalità dell'emisfero
sinistro, in un percorso guidato dall'insegnante che rimane al centro
del processo di insegnamento.
È difficile eliminare o quanto meno modificare certi comportamenti
saldamente radicati nel vissuto dell'individuo, tuttavia l'insegnante
non deve rinunciare a una più corretta impostazione didattica solamente
perché non consona alle abitudini dei discenti. Con un paragone
che ribadisce la pari dignità del lavoro sul metodo di studio e
di uello prettamente linguistico, si potrebbe affermare che accondiscendere
alle richieste degli studenti sarebbe come se il docente di lingua straniera
rinunciasse a parlare in lingua perché gli studenti non capiscono.
Con ciò ci sentiamo di raccomandare, comunue, il solito sano pragmatismo,
simile a uello che porta ad assecondare per alcuni minuti il bambino che
vuol giocare anziché andare a letto, piuttosto che affrontare il
problema in maniera forte e senza spazio per la mediazione.
Come
impari la lingua?
Cosa consideri più importante nell'imparare una lingua straniera?
Metti in ordine di importanza l'elenco che segue.
Leggere
Ascoltare
Parlare ed essere corretti
Parlare senza essere corretti
Scrivere
Imparare la grammatica
Fare esercizi di grammatica
Imparare a pronunciare
Imparare il lessico
Imparare la cultura del popolo (o dei popoli) che parlano la lingua
Fare pratica oralmente sotto la guida dell'insegnante
Fare pratica oralmente senza il controllo dell'insegnante |
Il
ruolo dello studente è mutato varie volte nel corso del tempo.
Senza ripercorrere la storia del pensiero pedagogico, è sufficiente
pensare come è stato fatto nell'attività precedente alla
possibile diversità di impostazione dell'insegnante e dello studente
adulto.
Nella visione contemporanea che si ispira genericamente all'approccio
comunicativo e ai contributi della glottodidattica umanistico-affettiva,
il discente è al centro del processo di apprendimento/insegnamento
ed è attivamente e coscientemente coinvolto in ogni momento dell'azione
didattica.
Ci sembra allora necessario sottoporre allo studente strumenti di riflessione
attiva sul proprio ruolo che coinvolgono, oltre a quanto visto nell'attività
Come impari la lingua?, anche aspetti più specifici legati alle
strategie di apprendimento così come sono state descritte nei paragrafi
precedenti.
I comportamenti che contraddistinguono il bravo studente di lingua potrebbero
essere molto più numerosi rispetto a quanto proposto di seguito,
ma il tentativo in uesto caso riguarda l'applicazione pratica delle liste
di strategie d'apprendimento viste in precedenza, in una veste che possa
essere recepita correttamente dallo studente medio.
Tra gli aspetti che non vengono ui presi in considerazione, ma che potrebbero
fornire lo spunto per un'ulteriore riflessione a seguito dell'attività
Come impari la lingua? e risultare utili per un momento di motivazione
prima di passare all'attività che segue, si potrebbe indicare la
concezione comunicativa della lingua, il ruolo attivo dello studente,
i filtri affettivi, la concezione dell'errore, ecc.
Dunue, si potrebbe chiedere allo studente se è consapevole che
la lingua è prima di tutto uno strumento per la comunicazione e
che per uesto è prioritario concentrarsi sui significati, prima
che sulla forma.
Sempre in relazione alla concezione comunicativa della lingua, altro uesito
potrebbe essere se lo studente cerca di sfruttare ogni occasione che si
presenta per praticare la lingua e uindi se si pone l'obiettivo di assumere
un ruolo attivo, ad esempio uando deve lavorare con i compagni. E ancora
se è consapevole che lavorare in team significa accettare ruoli
e regole, come ad esempio il rispetto dei turni e dei compiti, che una
dimensione collaborativa dell'apprendimento in classe porta risultati
positivi sia per i cosiddetti studenti deboli che per i forti. Ciò
potrebbe portare a riflettere sul tempo studio in classe e a casa, cioè
su uali tipologie di attività privilegiare nel contesto di apprendimento
dello studente, dove verosimilmente e genericamente può risultare
di maggior importanza sfruttare il tempo della lezione in classe per attività
comunicative di interazione che non per creare ambiti di riflessione individuale
che potrebbero trovare sedi e tempi più adatti al di fuori della
lezione.
Si potrebbe, poi, porre un uesito riguardo alla consapevolezza dello studente
riguardo al fatto che i filtri affettivi, la paura di sbagliare e di fare
brutta figura rallentano o addirittura impediscono un corretto apprendimento
e che uindi l'errore non va visto come la causa di una possibile punizione,
ma come la naturale conseguenza del processo d'apprendimento da cui trarre
ispirazione per un successivo miglioramento.
Sei
un bravo studente di lingua?
Indica con ü ciò che fai regolarmente, con a/v ciò
che fai a volte e con m ciò che non fai mai.
|
1
Prima di affrontare un compito, un esercizio penso a che cosa devo
fare, a quali conoscenze possono essere coinvolte e organizzo il
lavoro.
2 Prima di affrontare una qqualsiasi attività di studio decido
su che cosa focalizzare l'attenzione per evitare di essere distratto
da ciò che non mi serve.
3 Mentre parlo o scrivo cerco di stare attento a quello che produco
e mi autocorreggo.
4 uando ho finito di fare una qualsiasi attività ripenso
alla mia performance per capire in che modo avrei potuto fare meglio.
5 Mi concentro sul problema che mi pone l'attività e cerco
di risolverlo.
6 Prima di fare una qualsiasi attività cerco di utilizzare
quanto già so di quell'ambito sia da un punto di vista culturale
che linguistico.
7 Prima di fare un'attività cerco di immaginare come si svilupperà.
8 Cerco di sfruttare ogni possibilità che ho per ascoltare,
parlare, leggere e scrivere in lingua.
9 Ripeto anche mentalmente le parole o le frasi che imparo.
10 Ripasso con freuenza le parole o le frasi apprese.
11 Uso varie fonti di informazione e risorse (dizionari, enciclopedie,
grammatiche, ecc.).
12 Prendo appunti e poi me li riorganizzo.
13 Uso tecniche di memorizzazione quali riunire in gruppi le parole
apprese, associare parole a immagini, ecc.
14 Cerco di crearmi le regole osservando i comportamenti della lingua
che sto studiando e poi verificando le mie regole attraverso i testi
che incontro e la comunicazione con l'insegnante e i compagni
15 Se quando dico o scrivo qualcosa non mi capiscono o non capiscono
le mie intenzioni, cerco di riformulare quanto produco con nuove
parole, strutture o registri.
16 Se quando sto ascoltando o leggendo non capisco, o non abbastanza,
ripenso allo scopo dell'attività e cerco di modificare il
modo in cui leggo o ascolto.
17 Uso la mia conoscenza del mondo, quanto so e ho vissuto per migliorare
la mia comprensione della lingua straniera e la mia produzione.
18 Uso la mia conoscenza del mondo per essere socialmente e non
solo linguisticamente corretto.
19 So che a volte tradurre nella mia lingua può essere utile,
ma che non è l'unico modo per imparare e ricordare.
20 Cerco di pensare in lingua.
21 Non penso che sia negativo avere delle interferenze con la mia
lingua madre, se questo può aiutare la comunicazione, ma
cerco progressivamente di superarle.
22 Uso tutte le strategie e le conoscenze possibili per indovinare
il significato di parole nuove.
23 Cerco di ricollegare una parola o una frase al contesto per ricordarla
meglio.
24 Creo riassunti mentali o scritti della lingua e delle informazioni
trovate nelle attività.
25 So che lavorare con i compagni mi aiuta ad apprendere.
26 So che fare domande, chiedere spiegazioni e chiarimenti fa parte
del mio ruolo di studente e lo faccio quando è necessario
nel rispetto delle dinamiche della lezione.
27 Quando devo fare un'attività che sembra difficile cerco
di convincermi di esserne all'altezza.
|
Per autovalutarsi
1.
Scriva dune definizioni sintetiche di motivazione e di analisi dei bisogni.
2. Pensi al suo modo di apprendere o a quello di una persona che conosce
molto bene. Riesce a descriverlo attraverso gli strumenti forniti in questo
percorso?
Per
saperne di più
BALBONI,
P. E., Le sfide di Babele, UTET Libreria, Torino 2002.
CORNOLDI, C., Metacognizione ed apprendimento, Il Mulino, Bologna 1995.
DANESI, M., Manuale di tecniche per la didattica delle lingue moderne,
Armando, Roma 1988a.
DANESI, M., Il cervello in aula, neurolinguistica e didattica delle lingue,
Guerra Edizioni, Perugia 1998.
ELLIS, R., The study of Second Language Acquisition, OUP, Oxford 1994.
HOLEC, H., Autonomy in Foreign Language Learning, OUP, Oxford 1981.
O'CONNOR, J., SEYMOUR, J., NLP, Neuro-linguistic Programming, The Aquarian
Press, Londra 1990.
O'MALLEY, J. M., CHAMOT, A. U., Learning Strategies in Second Language
Acquisition, CUP, Cambridge 1990.
OXFORD, R., Language Learning Strategies: What Every Teacher Should Know.,
Newbury House, New York 1990.
STERN, H. H., Issues and Options in Language Teaching, OUP, Oxford 1992.
WENDEN, A., RUBIN, J., Learner strategies in language learning, Prentice-Hall,
Cambridge 1987.
Appunti
su questo percorso
Informazioni
utili, meno utili:
Parti
da rileggere:
Osservazioni
su questo percorso in relazione ad altri testi:
Ricadute
e rapporti con l'insegnamento:
Altro:
<indietro,
Ameritalia
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