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Il ruolo
dell'infermiere in un programma di riabilitazione psico-sociale
Nel
cuadro complesso "salute-patologia" la riabilitazione psico-sociale
del paziente psichiatrico deve iniziare fin dal primo episodio di disagio,
anche se è imprescindibile intervenire sulla modificazione preventiva
di quegli stili di vita che interferiscono con il delicato equilibrio
del sistema "salute-patologia". Per riabilitazione si intende
qui l'insieme delle azioni necessarie a ripristinare le capacità
perdute e l'acquisizione di nuove per consentire al paziente di ritrovare
il ruolo perduto all'interno della famiglia e della comunità. |
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Si può infatti accettare facilmente che oltre al progresso nella ricerca e nella terapia è necessario incrementare l'azione educativa per raggiungere l'obiettivo di mettere a carico di tutta la collettività il lavoro di prevenzione permanente del disagio psichiatrico. All'interno del quadro
appena delineato ed in un programma di riabilitazione psico-sociale del
paziente psichiatrico Il presente lavoro studierà il ruolo dell'infermiere
che dovrà innanzitutto: Il servizio psichiatrico cubano sta lavorando nella direzione appena delineata fin dal 1997 coinvolgendo nel programma tutti gli ordini del personale e favorendo l'accesso alle strutture di tutte quelle categorie sociali e professionali che con il loro "saper fare" possono essere utili (scrittori, artisti plastici, gruppi polifonici, artigiani ecc.). Il ruolo attivo e creativo dell'infermiere si manifesta in questa fase in cui non si limita a coadiuvare, ma, attraverso la redazione e l'analisi della storia clinica del paziente, congiuntamente allo specialista ed agli altri operatori (non ci si riferisce qui ad un'anamnesi classica), può partecipare costruttivamente al processo di reinserimento. Spesso la reinserzione sociale di un paziente psichiatrico è particolarmente difficile, fallisce o si prolunga nel tempo sia per resistenza del paziente o della famiglia, sia perché l'insorgenza di nuovi episodi rende necessario un nuovo ricovero; è frequente che le recidive dipendano dall'abuso di alcol, dalla scorretta assunzione di medicinali, dall'abbandono dei programmi di assistenza ambulatoriale post-dimissione. In ogni caso riguardo all'applicazione del programma di cui stiamo parlando e che qui sotto presenteremo, si può affermare che le condizioni genrali dei pazienti che lo hanno portato a termine si mantengono stabili sui valori che hanno determinato la loro dimissione ed a volte migliorano. Il paziente che ha già vissuto il fallimento di precedenti terapie è in grado di ricostruire le ragioni di quel fallimento, dell'abbandono delle sue attività abituali o delle difficoltà incontrate nei rapporti familiari. Soprattutto non si sente più oggetto passivo di una terapia, ma partecipa attivamente al processo di ripristino dell'equilibrio perduto e comprende che anche lui è responsabile del mantenimento dell'equilibrio riconquistato. Anche la famiglia risente positivamente dell'assunzione da parte del paziente della sua responsabilità nel raggiungimento e nel mantenimento dell'equilibrio. Sono molti i pazienti che, consapevoli della bontà del programma e soddisfatti dei risultati ottenuti, continuano a partecipare con spirito collaborativo alle attività, anche se clinicamente non ne hanno più bisogno, per aiutare chi sta ancora lavorando per raggiongere gli obiettivi prefissati. Il programma che qui sotto si propone è aperto a critiche e suggerimenti:
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