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Nell'ambito
delle attività di animazione svolte presso la "La CASA
FAMIGLIA di Argenis e Cristina", particolare importanza rivestì
quella di descrizione figurativa che i piccoli ospiti portarono
a termine nel tentativo di far conoscere la loro situazione ed ottenere
aiuti. Con il chiaro proposito di evitare, in tempi di pedo-pornografia,
la benché minima esposizione fotografica dei bambini, si
è ottenuto un soddisfacente risultato chiedendo ad ognuno
di loro di disegnare un compagno, di disegnare la casa in cui vivevano
e quella in cui avrebbero voluto vivere.
L'iniziativa
non raggiunse l'obiettivo, anzi, come spesso accade alle attività
che si fondano sul volontariato, Argenis e Cristina ormai stanchi,
non poterono più badare ai loro bambini e tutto si dissolse.
Qui di seguito potrai leggere il documento informativo allora redatto.
Come
nasce la Casa Famiglia
Dopo
molti tentativi inutili, si trovò un luogo che si sarebbe
potuto adattare alle nostre esigenze: un terreno di 9250 m2 ceduto
in comodato per quaranta anni dall'Istituto Nazionale degli Ippodromi.
In questo terreno si trovava una piccola casa abbandonata e in grave
stato di deterioro, adibita un tempo ad alloggio provvisorio degli
operai che costruirono l'Ippodromo La Rinconada. La casetta, dopo
aver subito modesti lavori di restauro, costituisce ancor oggi l'unica
struttura di cui dispone la casa famiglia.
Le prime sette bambine che intregrarono la famiglia appena formata
arrivavano dalla stessa Caracas e si lasciavano alle spalle situazioni
familiari estremamente critiche da tutti i punti di vista. Ad esse
si cercò di offrire immediatamente calore umano, affetto
e quel modello di convivenza serena, solidale ed arricchente che
non avevano mai avuto: le bambine contribuirono da subito a riempire
di significato il progetto e a fornire nuove motivazioni.
La famiglia si consolidò e le fu riconosciuta pubblicamente
la capacità di offrire alle bambine appoggio affettivo, un'opportunità
di ritrovare fiducia in se stesse e di intraprendere il cammino
che porta ad essere parte attiva della società. Madri in
serie difficoltà cominciarono ad affidare le loro figlie
alla Casa Famiglia e lo stesso cominciò a fare il Tribunale
dei Minori, che continua ad affidarle bambine abbandonate.
Obiettivi
Recuperare e reinserire bambine dai 4 ai 6 anni in stato di abbandono;
aiutarle a diventare donne pienamente integrate nella società;
garantire la loro permanenza nella Casa Famiglia fino ai 18 anni
assicurando studi adeguati fino al conseguimento della laurea nei
casi particolarmente meritevoli.
Strutture
Le strutture della Casa Famiglia occupano una superficie di 200
m2 circa, nelle quali vivono attualmente 29 persone: 25 bambine
e i loro 4 assistenti.
La porta principale di ferro immette in un salone di 50 m2 nel quale
si realizzano tutte le attività principali della comunità:
si consumano i pasti, si studia, ci si ricrea. Il suo arredamento
consiste in 6 tavoli di struttura tubolare metallica e formica con
panche incorporate, una libreria di truciolato ricoperto contenente
libri ed un piccolo televisore. Il pavimento del salone, che è
collegato con gli altri spazi della casa, è di cemento levigato.
La cucina misura 20 m2 circa ed è dotata di una cucina non
industriale ad uso familiare di 6 fornelli, di due frigoriferi di
cui uno solo funzionante nonostante la porta sia scardinata. Le
pentole e le posate sono riposte in un precario mobile da cucina,
obsolete ed evidentemente consumate.
La camerata, di 80 m2 circa, è costituita da un unico ambiente
diviso da tramezzi che non raggiungono il soffitto e pertanto non
creano delle vere e proprie stanze; gli spazi disponibili sono uno
per le bambine più piccole, uno per le più grandicelle
e due per gli assistenti. La qualità dei letti, dal punto
di vista dei materiali e della manufattura, è scarsa: non
sono stabili, solidi e per la loro grande dimensione occupano quasi
tutto lo spazio disponibile. Non ci sono armadi e gli indumenti
delle bambine sono conservati in scaffali senza porte.
I restanti 50 m2 coperti sono destinati a locali di servizio, disimpegno
e ad un minuscolo ufficio. I bagni, anche se garantiscono le condizioni
di igiene minima, sono appena sufficienti. La lavanderia occupa
un locale di pochi m2 che comunica con l'esterno e dispone di una
lavatrice e asciugatrice di uso domestico completamente inadeguate
alle necessità della casa.
Progetti
per il futuro
Si stima che in Venezuela circa 7 milioni di bambini non ricevono
le cure e l'educazione adeguate: ciò si riflette, nel caso
specifico, in un alto numero di richieste di ingresso nella casa
famiglia, cosa che ha motivato il progetto di acqisire una nuova
casa di 2 piani che permetta di accogliere e seguire nel modo migliore
almeno 50 bambine.
Necessità
a breve scadenza
Giornalmente è necessario garantire i bisogni minimi di 29
persone 25 delle quali minori: si realizza tutto questo esclusivamente
attraverso collaborazioni e donazioni in denaro ed in beni di prima
necessità.
Non disponiamo di mezzi di trasporto e necessitiamo urgentemente
un furgoncino per gli spostamenti delle bambine. Con la stessa urgenza
abbiamo bisogno di: una cucina industriale; lava-asciugatrice industriale;
pentole e posate; prodotti alimentari; biancheria; indumenti e scarpe;
articoli per l'igiene personale; articoli di cancelleria; un apparecchio
telefax; alcuni computer.
Dal punto di vista della collaborazione abbiamo urgente bisogno
dell'intervento di un'equipe socio-psico-pedagogica per aiutarci
nel corso della settimana scolastica a seguire correttamente le
bambine nello svolgimento dei compiti e per seguire i casi più
problematici.
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